Dai social al palcoscenico teatrale, uno spettacolo che trasforma un aereo in specchio dell’umanità contemporanea
C’è chi dai social atterra nel teatro con cautela. E poi c’è Emanuele Luperto, che invece sceglie un decollo diretto, senza scali, verso il palcoscenico. Lato finestrino, in scena dal 5 al 7 maggio all’OFF/OFF Theatre, è il suo primo spettacolo teatrale in forma lunga: un debutto che non cerca scorciatoie, ma mette insieme ironia, osservazione e una sorprendente profondità.
Diretto da Riccardo D’Alessandro, lo spettacolo prende l’energia del mondo digitale e la trasforma in materia viva, da condividere dal vivo. Non è una semplice trasposizione degli sketch che hanno reso Luperto riconoscibile a centinaia di migliaia di follower, ma un’evoluzione: qui la comicità si dilata, respira, si intreccia con una narrazione più intima.
Il punto di partenza è semplice, quasi cinematografico: un aereo in volo verso una destinazione ignota. Ma basta poco perché il viaggio si trasformi in qualcosa di più. Il protagonista – che ha paura di volare ma non di mettersi in gioco – inizia a osservare, assorbire, trasformarsi. E così, uno dopo l’altro, prende vita un intero campionario umano: figure grottesche e irresistibili che sembrano uscite da un feed social, ma con una consistenza nuova, più concreta.
C’è la nobildonna eccentrica, l’assistente pratica e disincantata, l’avvocato logorroico, la signora vulcanica che porta con sé odori e memorie di cucina. Personaggi che fanno ridere, certo, ma che finiscono anche per raccontare qualcosa di molto riconoscibile: differenze sociali, piccole ossessioni quotidiane, fragilità condivise.
Il volo diventa allora metafora. Non solo del viaggio fisico, ma di quello interiore. Della paura di perdere il controllo, della necessità di capire “dove stiamo andando”. In questo spazio sospeso, Luperto gioca con i registri: passa dalla battuta immediata alla riflessione, dalla caricatura alla verità, senza mai perdere il ritmo.
La regia accompagna questo movimento, costruendo un ambiente essenziale ma dinamico, dove il vero motore resta l’attore e la sua capacità di trasformarsi. È qui che il passaggio dai social al teatro si compie davvero: non più contenuti rapidi e frammentati, ma un racconto che chiede tempo e restituisce complessità.
Lato finestrino è, in fondo, un esperimento riuscito: dimostra che la nuova generazione di creator non è solo intrattenimento veloce, ma può trovare nel teatro uno spazio naturale di evoluzione. E forse è proprio questo il suo punto di forza: far ridere, sì, ma lasciando addosso anche una domanda.
Perché, mentre l’aereo continua a volare, la sensazione è una sola: che quel viaggio riguardi tutti.
Giancarlo Giove