Una riscrittura visionaria firmata Marco Isidori riaccende il fuoco di Euripide tra grottesco, gioco e vertigine teatrale
Al Teatro Vascello, dal 5 al 10 maggio, la tragedia si fa esperienza sensoriale, quasi un esperimento alchemico. Le Baccanti non è semplicemente uno spettacolo: è una macchina scenica che cattura, disorienta e riscrive le regole del coinvolgimento teatrale.
La compagnia Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa torna a confrontarsi con la classicità dopo decenni di dialogo serrato con i grandi tragici greci. Questa volta l’approdo è a Euripide, autore tanto desiderato quanto temuto. Il risultato? Un’opera che non cerca di risolvere l’enigma, ma di abitarlo.
La riscrittura di Marco Isidori non addomestica il testo: lo attraversa, lo scardina, lo proietta nel presente. La sensibilità attica si contamina con l’oggi, generando un cortocircuito teatrale dove il sacro incontra il ludico e il tragico si tinge di grottesco. È qui che emerge il cuore pulsante dello spettacolo: il Teatro come gioco supremo, come rito collettivo.
Al centro, un coro che non è più semplice voce narrante ma organismo vivo, un “Coro Marcido” che vibra all’unisono con la scena. È energia pura, detonatore di un linguaggio scenico che non concede tregua. Gli attori non interpretano soltanto: scalano, assediano, si insinuano dentro la scenografia, trasformando lo spazio in un campo di battaglia immaginifico.
E proprio la scena – firmata da Daniela Dal Cin – diventa protagonista. Il Palazzo di Penteo non è un fondale, ma un enigma architettonico da esplorare: botole, passaggi nascosti, livelli da conquistare. Un organismo che respira insieme agli interpreti e amplifica quella tensione “altra” che lo spettacolo insegue.
Isidori lo dichiara apertamente: non si tratta di chiarire, ma di precipitare. Lo spettatore viene trascinato in un magma dionisiaco dove identità e razionalità vacillano. La catarsi si trasforma in vertigine, la narrazione in esperienza. È una trappola sensuale, costruita con precisione, in cui ogni elemento – luci, costumi, voce – è calibrato per spingere oltre i confini del teatro convenzionale.
In un’epoca che tende a semplificare, Le Baccanti sceglie la complessità. E proprio in questa scelta radicale risiede la sua forza: restituire al teatro il suo ruolo originario, quello di spazio necessario, perturbante, irriducibile. Un’esperienza che non si guarda soltanto. Si attraversa.
Alberto Leali