Nel cast Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria e Carolina Crescentini. Al cinema dal 29 gennaio con 01 Distribution
Con Le cose non dette, Gabriele Muccino affronta ancora una volta i temi a lui cari: la crisi della coppia, le difficoltà della comunicazione e la complessità dei rapporti familiari. Questa quattordicesima regia per il cinema, adattamento del romanzo Siracusa di Delia Ephron, trasferisce la vicenda americana del libro in un contesto mediterraneo, scegliendo Tangeri come cornice esotica e sospesa, dove i protagonisti si confrontano con se stessi e con gli altri lontano dalla quotidianità romana.
Al centro della storia c’è Carlo Ristuccia (Stefano Accorsi), docente universitario e scrittore, e sua moglie Elisa (Miriam Leone), giornalista di successo in cerca di nuove fonti d’ispirazione. La coppia, in stallo e segnata dal dolore per la mancata genitorialità, decide di partire insieme ai loro amici di lunga data, Paolo (Claudio Santamaria) e Anna (Carolina Crescentini), e alla loro figlia adolescente, Vittoria (Margherita Pantaleo). Ma l’equilibrio del gruppo viene scosso dall’arrivo inatteso di Blu (Beatrice Savignani), giovane studentessa e amante di Carlo, che introduce tensione e interrogativi morali destinati a esplodere nel corso della vacanza.
Muccino ripropone la sua regia tipica, vicina ai personaggi, vibrante e a tratti ansiosa, in grado di catturare il battito emotivo dei protagonisti. La steadycam segue i movimenti dei personaggi in spazi ristretti o aperti, facendo percepire allo spettatore la loro confusione, i dubbi e le esitazioni. Il regista romano, come da tradizione, inserisce riferimenti alla propria filmografia e citazioni letterarie, da Kierkegaard a Calvino, che servono a suggerire uno sguardo colto sulle crisi esistenziali dei personaggi, anche se in alcuni momenti la narrazione sembra faticare a trovare la sua compattezza.
Il cast si muove con sicurezza in un intreccio di relazioni complesse. Accorsi interpreta un uomo brillante ma insicuro, ancora incapace di confrontarsi con i propri desideri e le proprie responsabilità; Santamaria è un padre sottoposto alle pressioni domestiche, spesso messo in ombra da Anna, vera forza motrice e comica della vicenda grazie a Crescentini, che porta in scena un personaggio spigoloso e determinato. Miriam Leone dà vita a Elisa con una delicatezza sospesa tra dolcezza e fragilità, mentre la giovane Margherita Pantaleo emerge come elemento centrale del film: la sua Vittoria, adolescente attenta e sensibile, funge da specchio morale per gli adulti, mostrando ciò che è nascosto dietro ipocrisie e paure.
Il punto di forza di Le cose non dette è proprio l’abilità di Muccino nel creare un mosaico di punti di vista e tensioni emotive, anche se alcune sottotrame risultano meno sviluppate o a tratti stereotipate, come il personaggio di Blu, che non raggiunge pienamente la complessità della giovane generazione che rappresenta. Tuttavia, il film compensa con un senso del ritmo e della teatralità, tra musiche liriche, brani contemporanei di Paolo Buonvino e Mahmood, e dialoghi che alternano riflessione e leggerezza, senza mai scadere nel banale.
In definitiva, Le cose non dette conferma Muccino come un regista sensibile alle dinamiche familiari e ai dilemmi maschili della contemporaneità. Pur muovendosi tra cliché e punti di riferimento autobiografici, il film riesce a costruire un ritratto sfaccettato di una generazione che cerca un equilibrio tra desiderio, responsabilità e paura di fallire. Tangeri diventa così più di uno scenario esotico: è il luogo in cui le crepe dei rapporti umani emergono e si riflettono, ricordandoci che le verità non dette sono spesso quelle che ci definiscono di più.
Federica Rizzo