Dal 10 marzo in prima serata il racconto di un manicomio femminile durante la guerra: tra patriarcato, libertà e dignità umana. Guanciale interpreta lo psichiatra che sfida le regole del sistema
Una storia che intreccia sofferenza, ribellione, amore e desiderio di libertà. È questo il cuore di “Le libere donne”, la nuova fiction di Rai 1 ispirata al celebre libro Le libere donne di Magliano di Mario Tobino. La miniserie, composta da tre puntate, debutterà il 10 marzo in prima serata e sarà disponibile anche in boxset su RaiPlay.
La produzione nasce dalla collaborazione tra Rai Fiction ed Endemol Shine Italy, con la regia di Michele Soavi. A guidare il cast è Lino Guanciale, che interpreta proprio Tobino: uno psichiatra anticonformista, animato anche da una profonda passione per la poesia, deciso a mettere in discussione le dure regole del manicomio femminile di Maggiano per restituire dignità alle sue pazienti.
Accanto a lui recitano Grace Kicaj, Gaia Messerklinger e, in un ruolo inedito, Fabrizio Biggio. Nel cast figurano anche Paolo Giovannucci, Massimo Nicolini, Paolo Briguglia, Pia Lanciotti, Paola Sambo, Francesca Cavallin, Filippo Caterino, Dodi Conti, Gea Dall’Orto, Irene Muscarà, Marta Bulgherini, Ianua Coeli Linhart, Riccardo Goretti, Vittoria Gallione e Luigi Diberti.
Una storia che parla anche al presente
La sceneggiatura, firmata da Peter Exacoustos e Laura Nuti, parte dal romanzo di Tobino ma rilegge quella realtà con uno sguardo contemporaneo.
“Abbiamo preso spunto dal libro per raccontare un mondo che abbiamo cercato di comprendere da vicino”, ha spiegato Exacoustos durante la presentazione della serie. “Visitare l’ex manicomio di Maggiano è stato molto intenso. In quelle strutture spesso finivano donne che non erano malate: bastava essere considerate ribelli o avere una sessualità fuori dagli schemi per essere emarginate da una società dominata dagli uomini”.
Secondo lo sceneggiatore, riportare alla luce la storia raccontata da Tobino significa anche far emergere temi ancora attuali. “Abbiamo voluto recuperare un grande testo della letteratura italiana e farlo dialogare con il presente. In un contesto segnato dalla guerra e dalla follia, l’amore resta l’unica vera speranza”.
Il legame personale del regista con Tobino
Per Michele Soavi il progetto ha anche un valore profondamente personale.
“Paola Levi Olivetti, che nella serie è interpretata da Gaia Messerklinger, era mia nonna”, ha raccontato il regista. “Dopo il matrimonio con Adriano Olivetti fu la compagna di Mario Tobino, che per me era praticamente un nonno. Crescendo ho avuto la fortuna di frequentare persone di grande cultura come Natalia Ginzburg o Leonardo Sciascia, anche se all’epoca parlavo con loro soprattutto di motorini. Solo più tardi ho compreso davvero chi fossero”.
La realizzazione della serie, ha aggiunto Soavi, è stata lunga e complessa: “Il progetto è rimasto in gestazione per molti anni prima di arrivare sul set”.
Un racconto duro ma anche poetico
Dal punto di vista visivo, il regista ha cercato un equilibrio tra realismo e delicatezza.
“Ho voluto adottare una sorta di filtro narrativo che rendesse il racconto meno respingente”, ha spiegato. “L’idea era avvicinarsi alla storia con un tono quasi fiabesco, senza però perdere il contatto con la realtà. Doveva essere un racconto poetico e umano”.
Lino Guanciale: “Tobino non è un eroe perfetto”
Per Lino Guanciale interpretare Mario Tobino ha rappresentato una sfida particolare, trattandosi di un personaggio realmente esistito.
“È stata un’esperienza molto intensa, quasi familiare”, ha raccontato l’attore. “Michele Soavi ha trasmesso sul set una forte dimensione emotiva e questo ci ha fatto sentire una grande responsabilità”.
Guanciale sottolinea come il protagonista non sia un eroe senza difetti. “Tobino è un uomo pieno di contraddizioni: cresce dentro una cultura maschilista, ha conosciuto la guerra e porta con sé molte esitazioni. Ma a un certo punto sceglie da che parte stare. Decide se sostenere pratiche disumane come l’elettrochoc o restituire dignità alle persone rinchiuse in manicomio. E opta per la seconda strada, pur commettendo errori come qualsiasi essere umano”.
Patriarcato e guerra: temi ancora attuali
Tra i temi centrali della fiction c’è anche la riflessione sul patriarcato.
“Finché continuiamo a dire che il patriarcato non esiste, difficilmente cambierà qualcosa”, ha osservato Guanciale. “Forse noi uomini dovremmo imparare qualcosa dallo sguardo di Tobino”.
L’attore ha anche commentato il clima internazionale contemporaneo: “Viviamo tempi molto preoccupanti e velocissimi. Sembra tornata una logica in cui prevale semplicemente il più forte. Davanti a questa deriva credo sia importante che l’Europa trovi una voce politica più forte e unitaria”.
Fabrizio Biggio sorprende in un ruolo drammatico
Tra le sorprese della serie c’è la presenza di Fabrizio Biggio, noto soprattutto per la comicità televisiva accanto a Fiorello. Qui interpreta il dottor Anselmi, collega e amico di Tobino.
“Era un’esperienza che desideravo fare da tempo”, ha raccontato l’attore. “Michele Soavi è stato il primo a immaginarmi in un ruolo del genere. Per rendermi credibile ha voluto eliminare ogni traccia del ‘Biggio televisivo’, persino cambiando la pettinatura per adattarla agli anni Quaranta”.
Biggio ricorda con emozione l’ultimo giorno di riprese: “Dopo la scena finale ho abbracciato il regista e mi sono messo a piangere. È stato un momento fortissimo”.
E sull’amico Fiorello aggiunge: “Gli devo moltissimo. Mi prende sempre in giro, ma in privato mi ha incoraggiato tante volte a provare con ruoli drammatici. Quando ha visto il trailer mi ha scritto che la serie gli sembra davvero riuscita”.
La storia: amore, guerra e verità
Ambientata nel 1943, la fiction racconta la vita di Mario Tobino (Lino Guanciale) all’interno dell’ospedale psichiatrico di Maggiano. Qui il medico si confronta con l’approccio più rigido dei suoi colleghi, trovando però un prezioso alleato proprio nel giovane dottor Anselmi (Fabrizio Biggio).
L’equilibrio cambia quando arriva una nuova paziente: Margherita Lenzi (Grace Kicaj), una giovane donna internata dal marito contro la sua volontà. Tobino inizia a sospettare che non sia affatto malata, ma vittima di un uomo violento interessato alla sua eredità.
La ricerca della verità trascinerà il medico in un conflitto personale profondo: da una parte il sentimento crescente per Margherita, dall’altra il ritorno di un amore del passato, Paola Levi (Gaia Messerklinger), che nel frattempo è diventata una staffetta partigiana.
La messa in onda a ridosso dell’8 marzo non è casuale. Per il regista Soavi, la serie vuole essere anche un invito alla riflessione sulla condizione femminile: “Oggi si parla troppo spesso di femminicidi. Se questa storia riuscirà a far nascere qualche domanda in più, soprattutto tra gli uomini, allora il nostro lavoro avrà avuto senso”.
Federica Rizzo