Dopo sei anni di chiusura tornano in scena il Teatro Eliseo e il Piccolo Eliseo. Una nuova stagione affidata ad Alessandro Longobardi riporta vita in via Nazionale, tra grandi interpreti, drammaturgia contemporanea e progetti internazionali
Ci sono teatri che sono semplicemente luoghi in cui si va a vedere uno spettacolo. E poi ci sono teatri che, nel tempo, diventano parte della memoria di una città. L’Eliseo appartiene alla seconda categoria.
Dopo sei anni di porte chiuse, il grande teatro di via Nazionale torna finalmente ad accendere le sue luci. E con lui riapre anche il Piccolo Eliseo, destinato a riprendere il ruolo di laboratorio delle nuove scritture e delle tendenze contemporanee. Due riaperture che restituiscono a Roma non soltanto due sale, ma un pezzo della propria identità culturale.
Il sipario del Teatro Eliseo tornerà ad alzarsi il 28 ottobre, mentre il Piccolo Eliseo ripartirà il 2 ottobre. La nuova avventura nasce da un’iniziativa privata di Alessandro Longobardi, direttore artistico di Viola Produzioni, già alla guida del Teatro Brancaccio, della Sala Umberto e dello Spazio Diamante. Un’operazione che, almeno per il momento, avrà una durata di un anno e che potrebbe però prolungarsi per altre sei stagioni.
L’annuncio ufficiale è arrivato dalla Sala delle Bandiere del Campidoglio, davanti a una platea affollata, con il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio a sottolineare il significato di una riapertura che va oltre il semplice calendario teatrale.
«Sul suo palcoscenico sono passati alcuni dei più grandi protagonisti dello spettacolo italiano e internazionale», ha ricordato Gualtieri, evocando i nomi di Eduardo De Filippo, Luchino Visconti, Anna Magnani, Vittorio Gassman e di tanti altri artisti che hanno fatto dell’Eliseo uno dei punti di riferimento della scena romana.
Una storia importante, dunque, che torna a confrontarsi con il presente.
Un teatro che torna a respirare
Per sei anni l’Eliseo è rimasto sospeso. La chiusura aveva lasciato sulla città una ferita difficile da ignorare, accompagnata dal progressivo degrado degli spazi e dalle complesse vicende legate alla proprietà. Ora l’obiettivo è cambiare pagina.
La riapertura dell’Eliseo arriva inoltre in un momento particolarmente significativo per Roma. Nel mese di ottobre è infatti prevista anche la riapertura del Teatro Valle, il 16 ottobre, con La sera della prima, di e con Francesco Piccolo. Un doppio ritorno che alimenta l’idea di una città intenzionata a rimettere la cultura e lo spettacolo dal vivo al centro della propria vita urbana, pur lasciando aperto il tema degli spazi indipendenti e informali ancora inattivi, come l’Angelo Mai.
Il messaggio istituzionale è dunque quello di una Roma che prova a riaprire le proprie porte alla cultura. Ma l’Eliseo, inevitabilmente, porta con sé anche una storia recente più complessa.
La gestione di Longobardi nasce infatti da un accordo di affitto con la società proprietaria del teatro, facente capo a Luca Barbareschi, inizialmente con scadenza fissata alla prossima primavera. Restano sullo sfondo le difficoltà finanziarie della società e la questione dei fondi pubblici ricevuti negli anni precedenti, compresi gli 8 milioni di euro che, secondo quanto stabilito dalla Corte costituzionale nel luglio 2022, dovrebbero essere restituiti al Ministero della Cultura.
Questioni che appartengono alla storia amministrativa e finanziaria del teatro e che, durante la presentazione, sono rimaste inevitabilmente sullo sfondo. Perché il protagonista della giornata, questa volta, era il palcoscenico.
Quattro signore per quattro storie
A raccontare meglio di qualsiasi dichiarazione cosa significhi riaprire l’Eliseo ci hanno pensato quattro grandi protagoniste del teatro italiano: Lina Sastri, Lella Costa, Milena Vukotic e Anna Bonaiuto.
Saranno loro alcune delle interpreti della nuova stagione, rispettivamente con Storia di un amore, Lisistrata, Lezioni d’amore e La vasca.
Milena Vukotic ha parlato di una «grandissima gioia», ricordando di aver recitato sia sul grande palcoscenico dell’Eliseo sia al Piccolo Eliseo fin dai suoi primi anni a Roma.
Anna Bonaiuto ha invece sottolineato il valore simbolico del ritorno di due sale storiche, mentre Lella Costa ha confessato tutta la propria emozione, dichiarandosi «molto contenta» e «molto grata».
Poi è arrivata la battuta di Lina Sastri, perfetta sintesi dello spirito della giornata: «Con l’Intelligenza Artificiale il teatro è l’arte del futuro, perché là non ci possono copiare».
Una frase ironica, ma anche una dichiarazione d’intenti. Il teatro rivendica la propria irripetibilità: la presenza fisica degli attori, il pubblico nella stessa stanza, l’errore possibile, l’emozione che nasce soltanto dall’incontro.
La stagione: dalla grande prosa alle nuove drammaturgie
Il nuovo Eliseo manterrà la propria vocazione storica, ospitando grande prosa, allestimenti musicali e progetti internazionali.
L’apertura del 28 ottobre sarà affidata a uno spettacolo diretto da Valter Malosti, dedicato ai quarant’anni di Dylan Dog, un omaggio che lega teatro, immaginario popolare e cultura contemporanea.
Tra gli appuntamenti più attesi della stagione c’è Orlando, la commedia, con la regia di Giuseppe Dipasquale e in scena Viola Graziosi, Arturo Cirillo e David Coco, dal 12 al 17 gennaio.
Dal 22 al 24 gennaio sarà invece protagonista Geppi Cucciari con Perfetta, scritto e diretto da Mattia Torre, uno degli autori che più profondamente hanno saputo raccontare con ironia e precisione le contraddizioni della società italiana contemporanea.
Dal 17 al 28 febbraio arriverà Lisistrata, con la regia di Serena Sinigaglia e Lella Costa protagonista.
E marzo porterà sul palcoscenico dell’Eliseo una finestra internazionale particolarmente significativa: dal 9 al 14 marzo saranno presentati gli spettacoli palestinesi Step and a Half e The Bridge, firmati da The Palestinian Circus e Alaa Shehada.
Una programmazione che prova dunque a tenere insieme tradizione e contemporaneità, grandi interpreti e nuovi linguaggi, repertorio e attualità.
Il Piccolo come laboratorio del presente
Se il Teatro Eliseo torna a rivendicare la propria vocazione di grande palcoscenico, il Piccolo Eliseo continuerà invece a essere il luogo della ricerca.
L’inaugurazione, il 2 ottobre, sarà affidata a Lucia Calamaro con Turbati come siamo, pallidi di preoccupazioni, in programma fino al 25 ottobre.
È una distinzione importante: due sale, due identità, ma un unico progetto culturale. Da una parte il grande teatro, dall’altra uno spazio più agile nel quale sperimentare linguaggi, drammaturgie e percorsi capaci di intercettare ciò che sta accadendo nella scena contemporanea.
“Il teatro non può cambiare il mondo, ma può raccontarlo”
Alessandro Longobardi ha scelto una frase semplice per raccontare il senso di questa impresa: «Il teatro non può cambiare il mondo, ma può raccontarlo».
E subito dopo un invito ancora più concreto: «Difendere il teatro vuol dire frequentarlo».
È forse questa la vera sfida della nuova stagione dell’Eliseo. Non soltanto riaprire una sala, restaurarne la funzione, riempire un calendario. Ma riportare il pubblico dentro un luogo che per troppo tempo è rimasto fuori dalla vita quotidiana della città.
Perché un teatro vive davvero soltanto quando qualcuno attraversa il foyer, cerca il proprio posto, spegne il telefono e aspetta che le luci si abbassino.
Dopo sei anni, all’Eliseo quelle luci stanno per riaccendersi. E Roma, ancora una volta, torna a sedersi in platea.
Alessandra Broglia