Il 12 marzo il soprano russo inaugura la sua presenza nella stagione dell’Accademia Filarmonica Romana con un recital dedicato alla grande liederistica di Čajkovskij, Rachmaninov, Wagner e Strauss
Giovedì 12 marzo alle ore 21 il Teatro Argentina di Roma accoglierà per la prima volta nella stagione dell’Accademia Filarmonica Romana il soprano russo Lidia Fridman, protagonista di un recital che si muove tra alcune delle pagine più intense della musica vocale da camera russa e tedesca. Al pianoforte la accompagnerà Liubov Gromoglasova, in un programma che attraversa l’Ottocento e il primo Novecento tra introspezione, lirismo e contemplazione.
Artista di spicco del panorama lirico internazionale, Fridman è apprezzata per la straordinaria estensione vocale, l’agilità e il timbro scuro della voce, unite a una solida formazione tecnica e interpretativa. Il recital romano arriva a pochi giorni dal successo ottenuto al Teatro Regio di Torino, dove ha interpretato Lady Macbeth nel Macbeth di Giuseppe Verdi sotto la direzione di Riccardo Muti, con la regia di Chiara Muti. Dopo l’appuntamento romano, la cantante sarà inoltre impegnata negli Stati Uniti con la Chicago Symphony Orchestra, ancora diretta da Muti, in una serata dedicata alle grandi arie dell’opera italiana.
La collaborazione con il celebre direttore si è consolidata negli ultimi anni attraverso importanti produzioni verdiane e diversi concerti: tra i ruoli interpretati da Fridman figurano Abigaille in Nabucco e Amelia in Un ballo in maschera.
Il recital al Teatro Argentina si inserisce nella rassegna “La musica da camera dal barocco al contemporaneo”, sostenuta dalla Regione Lazio attraverso il Fondo Unico 2026 per lo Spettacolo dal Vivo. Il programma propone un percorso musicale che intreccia la tradizione delle romanze russe con quella del Lied tedesco, in un dialogo poetico dominato dai temi della natura e dell’amore, inteso nelle sue molteplici sfumature: passione, nostalgia, desiderio e malinconia.
Nella prima parte trovano spazio alcune romanze di Pëtr Il’ič Čajkovskij e di Sergej Rachmaninov, pagine in cui la dimensione intima e lirica della musica vocale si intreccia con atmosfere sospese e contemplative. A queste si affianca anche Giugno – Barcarola, celebre brano pianistico di Čajkovskij.
Il programma prosegue con i Wesendonck Lieder di Richard Wagner, ciclo di cinque Lieder su testi della poetessa Mathilde Wesendonck, figura profondamente legata al compositore e fonte di ispirazione per Tristan und Isolde. Queste pagine, cariche di tensione emotiva e pathos, rappresentano una sorta di diario musicale segnato da passione e introspezione.
La serata culmina con i Vier letzte Lieder op. 150 di Richard Strauss, composti tra il 1945 e il 1948 su testi di Hermann Hesse e Joseph von Eichendorff. Considerati tra i vertici assoluti della produzione straussiana, questi Lieder costituiscono un autentico testamento artistico e spirituale del compositore, attraversato da un lirismo luminoso e meditativo.
A introdurre il ciclo straussiano saranno inoltre due brani per pianoforte tratti dalle giovanili Stimmungsbilder op. 9, pagine che evocano, come suggerisce il titolo, vere e proprie “immagini di stati d’animo”.
Secondo Fridman, l’idea del programma nasce da un’esigenza personale e artistica: costruire un percorso che non sia una semplice successione di autori, ma un itinerario interiore. La musica di Čajkovskij e Rachmaninov, spiega il soprano, esprime una malinconia profonda ma non cupa, una dimensione notturna che invita alla riflessione. In Wagner e soprattutto in Strauss, quella stessa introspezione si trasforma progressivamente in contemplazione, fino a una sorta di ultimo tramonto musicale.
Un recital che si annuncia dunque come un viaggio emotivo e poetico, nel quale la voce e il pianoforte guidano l’ascoltatore attraverso paesaggi interiori, tra ombra e luce.
Roberto Puntato