Da Bologna a Roma fino a Milano: il cantautore canadese riabbraccia il pubblico italiano con il tour di Guitar, l’album più intimo e diretto della sua carriera
Sette anni di silenzio dai palchi italiani sono stati abbastanza. Ora Mac DeMarco è pronto a tornare, e lo farà con tre appuntamenti destinati a trasformarsi in veri rituali collettivi per gli amanti dell’indie rock più autentico e malinconico. Il musicista canadese arriverà in Italia a fine giugno per una mini tournée organizzata da DNA Concerti che toccherà Bologna il 27 giugno al Sequoie Music Park, Roma il 28 giugno alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone per il Roma Summer Fest e Milano il 30 giugno al Parco della Musica.
L’attesa è altissima e gli ultimi biglietti disponibili stanno andando rapidamente esauriti.
Il ritorno di DeMarco coincide con la pubblicazione di Guitar, il nuovo album che segna una svolta artistica tanto essenziale quanto profondamente personale. Dodici tracce nate lontano dagli studi patinati, scritte e registrate nel novembre 2024 direttamente nella sua casa di Los Angeles, dove l’artista ha trasformato gli spazi quotidiani in un laboratorio emotivo e sonoro. Nessuna grande produzione esterna, nessun artificio: Mac ha curato da solo ogni dettaglio del disco, dalla registrazione al mix finale realizzato in Canada, fino agli scatti della copertina e ai videoclip girati in totale autonomia. Solo il mastering porta una firma esterna, quella di David Ives.
Il risultato è un lavoro che abbandona gran parte delle stratificazioni sintetiche del passato per ritrovare il cuore pulsante delle canzoni: chitarre acustiche ed elettriche, una sezione ritmica scarna e una voce fragile, quasi consumata, ma incredibilmente sincera. In Guitar DeMarco sembra guardarsi allo specchio senza filtri, raccontando inquietudini, memoria e desiderio di ricominciare.
I primi brani pubblicati avevano già lasciato intuire la direzione del disco. Home si muove tra atmosfere morbide e luminose, evocando il legame dell’artista con la British Columbia, la terra in cui è cresciuto. Holy, invece, sceglie toni più contemplativi e sospesi, trasformandosi in una riflessione delicata sulla spiritualità e sul bisogno di trovare equilibrio.
Anche la critica internazionale ha accolto l’album come una delle prove più mature della sua carriera. Pitchfork lo ha descritto come il racconto di qualcuno che osserva le proprie ferite, prova a farci pace e decide comunque di andare avanti. Una musica meno evasiva rispetto al passato, più concreta, vulnerabile e umana.
Il tour mondiale che accompagna Guitar ha già registrato il tutto esaurito in numerose città tra Europa e Regno Unito, proseguendo poi tra Asia, Stati Uniti e Sud America. Sul palco, accanto all’universo sonoro malinconico e sognante di DeMarco, ci sarà anche Otto Benson, artista capace di fondere elettronica sperimentale, psichedelia e bedroom pop in un live intimo e immersivo.
Quello di giugno non sarà soltanto il ritorno di un musicista amatissimo. Sarà il ritorno di un immaginario fatto di notti lente, ironia malinconica e canzoni che sembrano scritte per accompagnare i pensieri che arrivano quando tutto si ferma. E forse è proprio questo che rende Mac DeMarco ancora così necessario.
Roberto Puntato