Presentato in anteprima alla 20ª Festa del Cinema di Roma, sezione Freestyle, arriva in sala dal 26 marzo con Fandango Distribuzione
Con Malavia, Nunzia De Stefano firma un debutto alla regia maturo e coinvolgente, che si muove con sensibilità e autenticità nel cuore pulsante di Napoli. A sostenerla nella produzione c’è Matteo Garrone, che riconosce nella giovane autrice un talento affine al suo sguardo crudo ma profondamente umano sulla realtà. Il risultato è un film che racconta con intensità un microcosmo spesso frainteso: quello dei ragazzi di periferia che cercano nella musica una via di riscatto.
La storia segue Sasà, un tredicenne pieno di sogni e determinazione, interpretato con straordinaria naturalezza da Mattia Francesco Cozzolino. Accanto a lui brilla Daniela De Vita, nei panni di Rusè, madre forte, amorevole e combattiva, che rappresenta il centro affettivo e morale del film. Il loro legame è il cuore pulsante della narrazione: tenero, verace e capace di raccontare la forza invisibile che unisce una madre e un figlio anche nei momenti più difficili.
De Stefano immerge lo spettatore in una Napoli lontana da ogni cartolina o stereotipo. Le strade, i vicoli e i cortili diventano spazi vivi, intrisi di suoni, colori e dialetto. Proprio la lingua napoletana, con la sua musicalità, è protagonista a tutti gli effetti: non solo mezzo di comunicazione, ma espressione di identità, orgoglio e appartenenza. I dialoghi, ricchi di energia e ritmo, restituiscono verità e spontaneità ai personaggi, rendendoli autentici e immediatamente riconoscibili.
Uno degli elementi più riusciti del film è la rappresentazione della scena rap e trap napoletana. Tra battle improvvisate, sogni di fama e desiderio di riscatto, Malavia cattura l’entusiasmo e la fragilità di una generazione che cerca di emergere in un mondo spietato, senza mai perdere la propria umanità. Il cast, composto in gran parte da volti nuovi e giovani talenti, convince per la sua freschezza e per la recitazione istintiva, lontana da ogni artificio. Spicca anche la presenza del rapper PeppOh (Giuseppe Sica), che con la sua figura positiva porta una nota di speranza e solidarietà nel percorso del protagonista.
Se la sceneggiatura in alcuni passaggi appare meno incisiva e tende a semplificare alcune sfumature — come il tema dell’identità di genere o la rappresentazione delle difficoltà sociali — la regia riesce comunque a mantenere un tono empatico e sincero. De Stefano preferisce lo sguardo affettuoso e la comprensione alla denuncia, e questa scelta, pur rischiando di smussare la durezza del contesto, restituisce un film dal respiro umano, in cui prevalgono la tenerezza e la fiducia nella possibilità del cambiamento.
Visivamente, Malavia è vibrante: le luci calde, i colori forti e la musica che invade ogni scena trasformano la periferia in un luogo di vita, energia e speranza. Il ritmo narrativo, vivace nella prima parte e più intimo nella seconda, accompagna la crescita del giovane protagonista, diviso tra sogni e disillusioni.
Pur con qualche passaggio frettoloso verso la conclusione, Malavia conquista per la sincerità dello sguardo, la potenza dei sentimenti e la capacità di dare voce a chi troppo spesso resta ai margini. Nunzia De Stefano dimostra un notevole talento nel dirigere gli attori e nel costruire un racconto visivamente ed emotivamente coerente, capace di emozionare senza mai cadere nel pietismo.
In definitiva, Malavia è un film vivo, pulsante, che parla di sogni, amore e appartenenza. Un’opera prima intensa e promettente, che segna l’inizio di un percorso autoriale da seguire con grande interesse.
Paola Canali