Dal 3 al 15 marzo 2026 la tragedia di Shakespeare rinasce nella regia di Andrea Chiodi
Dal 3 al 15 marzo 2026 il palcoscenico del Teatro Argentina accoglie uno dei personaggi più perturbanti del teatro occidentale: Riccardo III. La tragedia di William Shakespeare torna in scena in una nuova riduzione firmata da Angela Dematté, con la regia di Andrea Chiodi e l’interpretazione magnetica di Maria Paiato, affiancata da una nutrita compagnia di interpreti.
Attrice di straordinaria intensità, Paiato affronta il ruolo del duca di Gloucester – futuro re usurpatore – scegliendo di attraversarne la complessità oltre ogni stereotipo. Il suo Riccardo non si definisce per la deformità fisica, ma per l’intelligenza tagliente, l’ironia insinuante, la vertiginosa capacità di seduzione. È un politico lucido e spietato, un manipolatore che conosce a fondo il potere della parola e la fragilità degli esseri umani.
Scritta intorno al 1592, l’opera conclude la cosiddetta tetralogia minore shakespeariana e porta a compimento il racconto delle lotte dinastiche inglesi. Sullo sfondo della Guerra delle Due Rose e del tramonto dei Plantageneti, la vicenda culmina nella battaglia di Bosworth Field del 1485, che segna l’avvento dei Tudor. Ma al centro resta lui, Riccardo: una figura divorata dall’ambizione, determinata a “farsi infame” pur di conquistare un posto nel mondo.
La regia di Chiodi sceglie di indagare il male come enigma dell’animo umano. Non un mostro da osservare a distanza, ma una presenza sottile, quotidiana, capace di attrarre e convincere. Il male seduce, sembra suggerire lo spettacolo, perché parla il linguaggio del desiderio e dell’insoddisfazione. E allora la domanda si sposta: da dove nasce quella fame di potere? È forse radicata in una ferita originaria, in un’infanzia negata, in un bisogno d’amore mai colmato?
Nell’adattamento di Dematté, il testo shakespeariano viene attraversato con rispetto ma anche con coraggio, riportando in primo piano la dimensione tribale e familiare della tragedia. La lotta politica è anche conflitto domestico, scontro tra madri, figli, vedove, cortigiani. Le figure femminili – da Lady Anna a Elisabetta, fino alla Duchessa di York e alla profetica Margherita – incarnano un sapere antico, arcaico, che sfugge alla logica del potere maschile e lo mette in crisi. In questo gioco di forze primordiali, la parola – arma prediletta di Riccardo – finisce per perdere efficacia, e il protagonista precipita nel caos che lui stesso ha generato.
Lo spettacolo, prodotto da Centro Teatrale Bresciano, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Biondo di Palermo e Teatro di Roma – Teatro Nazionale, si avvale delle scene di Guido Buganza, dei costumi di Ilaria Ariemme, delle musiche di Daniele D’Angelo e delle luci di Cesare Agoni, per costruire un impianto visivo e sonoro capace di accompagnare l’ascesa e la rovina del protagonista.
Questo Riccardo III si annuncia come un viaggio nelle pieghe più oscure dell’animo umano. Quando il potere è stato conquistato e la manipolazione ha esaurito la sua corsa, cosa resta dell’uomo? È la domanda che risuona sotto le volte del Teatro Argentina, mentre il sole finale dissolve le ombre e ristabilisce – almeno in apparenza – l’ordine del mondo.
Alberto Leali