Il ritorno di He-Man tra ironia, avventura e cuore. Al cinema dal 4 giugno con Eagle Pictures
Per anni il destino di Masters of the Universe è sembrato simile a quello di Eternia sotto l’assedio di Skeletor: un regno sospeso, conteso da progetti mai decollati, rinvii e ripensamenti. Dopo una lunga e travagliata gestazione, il franchise Mattel torna finalmente sul grande schermo e lo fa con una scelta sorprendente: non cercare disperatamente di essere epico, ma ricordarsi prima di tutto di essere divertente.
Travis Knight comprende perfettamente la natura di He-Man e compagni. Questi personaggi non nascono come eroi drammatici o sofisticati, ma come giocattoli capaci di alimentare l’immaginazione di intere generazioni. È da questa consapevolezza che prende forma un film che non rinnega le proprie origini, anzi le abbraccia con orgoglio.
La storia segue il principe Adam, esiliato sulla Terra dopo la caduta del suo mondo. Cresciuto lontano da Eternia ma incapace di dimenticarla, il giovane vive sospeso tra due identità: quella dell’uomo comune e quella dell’eroe destinato a impugnare la Spada del Potere. Quando il richiamo del suo passato torna a farsi sentire, Adam è costretto a intraprendere un viaggio che è allo stesso tempo una guerra per la salvezza del suo pianeta e una ricerca di sé stesso.
La scelta più intelligente della sceneggiatura è proprio quella di rallentare. Prima di mostrare il guerriero, ci permette di conoscere l’uomo. La permanenza sulla Terra non è un semplice pretesto narrativo, ma il cuore emotivo dell’opera. È qui che il personaggio acquisisce profondità, fragilità e credibilità.
Nicholas Galitzine offre una delle interpretazioni più convincenti della sua carriera. Il suo Adam non è una montagna di muscoli invincibile, ma un ragazzo pieno di dubbi che deve imparare a meritarsi il proprio destino. Quando arriva il momento di trasformarsi in He-Man, il cambiamento non appare soltanto fisico, ma soprattutto interiore.
Attorno a lui ruota un cast che contribuisce a dare spessore all’universo narrativo. Idris Elba regala autorevolezza e umanità a Man-At-Arms, Camila Mendes costruisce una Teela determinata e moderna, mentre Morena Baccarin e Alison Brie sfruttano al meglio il tempo a loro disposizione. Menzione speciale per Jared Leto, che trova nello Skeletor digitale un equilibrio inatteso tra minaccia, teatralità e ironia, dando vita a un antagonista memorabile senza scadere nella caricatura.
Dove il film sorprende maggiormente è però nel tono. In un’epoca in cui ogni blockbuster sembra voler costruire un universo narrativo gigantesco e serissimo, Masters of the Universe sceglie una strada diversa. Sa di essere un racconto di guerrieri muscolosi, tigri corazzate, maghi e spade magiche. Invece di nascondere questi elementi, li esalta con una sana dose di autoironia.
Knight evita con intelligenza la trappola del “cinecomic fantasy”. Non prova a trasformare He-Man in una copia di altri eroi contemporanei, ma conserva l’anima avventurosa e colorata che ha reso celebre il franchise. Le battute alleggeriscono la narrazione senza distruggere la tensione drammatica, mentre l’azione riesce a mantenere sempre un forte senso del divertimento.
Dal punto di vista visivo il risultato è notevole. Pur mostrando in alcuni momenti i limiti di un budget non illimitato, il film compensa con creatività, design ispirato e un ottimo equilibrio tra effetti pratici e computer grafica. Eternia appare finalmente come un luogo vivo, ricco di fascino e personalità, mentre creature e costumi restituiscono quella dimensione fantasy che i fan desideravano vedere sul grande schermo.
La vera vittoria di Masters of the Universe è però un’altra: non cerca mai di convincerci di essere qualcosa che non è. Non pretende di rivoluzionare il cinema blockbuster né di reinventare il fantasy moderno. Vuole semplicemente raccontare una grande avventura e lo fa con entusiasmo contagioso.
He-Man torna così a impugnare la Spada del Potere non come simbolo di un passato da replicare fedelmente, ma come ponte tra generazioni diverse. È un ritorno che sa guardare avanti senza dimenticare da dove proviene. E, per una volta, il potere di Grayskull sembra davvero essere nelle mani giuste.
Maria Grande