Al Teatro Sistina uno spettacolo elegante, divertente e profondamente umano, dove i ricordi diventano emozione condivisa
Certe serate a teatro finiscono con un applauso. Altre, più rare, si chiudono con quella sensazione preziosa di aver vissuto qualcosa di autentico. È esattamente ciò che è accaduto ieri sera al Teatro Sistina, dove Michele La Ginestra ha celebrato i suoi quarant’anni di palcoscenico con Mi Pare Ieri, uno spettacolo che va ben oltre il semplice recital autobiografico: è un abbraccio collettivo, una dichiarazione d’amore al teatro e al pubblico che lo accompagna da sempre.
La Ginestra entra in scena con la leggerezza di chi conosce profondamente il mestiere e con l’entusiasmo intatto di chi continua ancora a stupirsi davanti al sipario che si apre. Ed è proprio questa la forza dello spettacolo: riuscire a raccontare quarant’anni di carriera senza mai indulgere nella nostalgia sterile, ma trasformando ogni ricordo in energia viva, pulsante, condivisa.
Il titolo Mi Pare Ieri non è soltanto una frase evocativa: è il filo emotivo che attraversa l’intera messinscena. I racconti degli esordi, le ansie delle prime prove, i sogni rincorsi con ostinazione, le delusioni e gli incontri decisivi diventano tasselli di un mosaico in cui ognuno, sorprendentemente, riesce a riconoscersi. Perché La Ginestra non parla mai solo di sé: racconta una generazione, un modo di vivere, di emozionarsi, perfino di ridere.
La scrittura scorre brillante, imprevedibile, disseminata di battute fulminanti che fanno esplodere più volte il Sistina in risate sincere. Ma il vero pregio dello spettacolo è la sua capacità di cambiare registro con naturalezza: all’ironia si affianca una delicatezza rara, quasi cinematografica, che arriva all’improvviso e colpisce nel profondo. Senza retorica, senza forzature.
Emozionante anche la dimensione familiare dello spettacolo. La presenza sul palco dei figli Alessandro e Luca aggiunge autenticità e calore a un racconto che diventa passaggio simbolico tra generazioni. Accanto a loro, funzionano perfettamente le intense e talentuose Brunella Platania e Ilaria Nestovito, mentre la partecipazione di Sergio Zecca regala allo spettacolo quella complicità genuina che solo le amicizie nate davvero dietro le quinte sanno trasmettere.
La regia di Roberto Marafante accompagna il racconto con eleganza e ritmo, lasciando spazio alla parola, alle pause, ai silenzi e soprattutto alla straordinaria empatia del protagonista con il pubblico. Nessun effetto superfluo: tutto è costruito per mettere al centro l’emozione.
E poi c’è il Teatro Sistina, che per La Ginestra non rappresenta un semplice palcoscenico ma un luogo dell’anima. Qui il richiamo alla grande tradizione della commedia musicale italiana — quella autentica, nel solco di Pietro Garinei e Armando Trovajoli — acquista un valore ancora più potente. Si percepisce chiaramente quanto quel mondo appartenga all’attore e quanto lui, a sua volta, appartenga profondamente a quel teatro.
Mi Pare Ieri è uno spettacolo che diverte molto, commuove il giusto e soprattutto lascia qualcosa. Fa ridere delle nostre piccole ossessioni moderne, ci riporta ai cortili, ai giochi semplici, alle attese vere, ma senza mai cadere nel facile “si stava meglio prima”. Al contrario, invita a custodire ciò che conta davvero: i legami, la memoria, la passione.
Alla fine della serata il pubblico applaude a lungo, con affetto sincero. Perché più che assistere a una celebrazione, sembra di aver partecipato a una festa tra amici. E forse il segreto di Michele La Ginestra sta proprio qui: nella capacità, sempre più rara, di far sentire ogni spettatore parte della storia.
Quarant’anni dopo quel primo sipario, il ragazzo pieno di sogni è ancora lì. E guardandolo ieri sera, viene davvero da pensare una cosa sola: sembra ieri.
Roberto Puntato