Disponibile su Prime Video dal 28 novembre
Diretto da Stefano Cipani, Natale senza Babbo arriva su Prime Video con l’ambizione di rinfrescare l’immaginario natalizio, proponendo un Santa Claus in crisi d’identità e una costellazione di personaggi che mescola folklore, ironia e un pizzico di surreale. L’idea di fondo – mostrare un Babbo Natale fragile, demotivato e persino depresso – è uno spunto interessante, soprattutto perché Alessandro Gassmann riesce a rendere credibile questo Claus XVI spaesato e quasi sopraffatto dal proprio ruolo. Al suo fianco, Luisa Ranieri tratteggia una Margaret concreta e risoluta, figura cardine che regge letteralmente e metaforicamente “l’azienda Natale”. La loro sintonia, soprattutto nelle scene di terapia con una divertentissima Angela Finocchiaro, è uno degli elementi più riusciti.
Tuttavia, la voglia di dire molte cose finisce per disperdere l’attenzione: emancipazione femminile, messaggi pacifisti, riflessioni sul consumismo e persino accenni geopolitici vengono inseriti in modo spesso superficiale, come tappe forzate più che come sviluppi organici della storia. L’impressione è che il film tenti di toccare qualsiasi registro senza approfondirne davvero uno.
Sul piano della costruzione del mondo magico, il budget investito si vede: l’iceberg-sottomarino, la slitta e gli effetti speciali aggiungono un tocco di spettacolarità che colpisce, pur senza travolgere. Piace anche l’idea di umanizzare figure tradizionalmente mistiche, rendendole più vicine al pubblico. In questo senso funzionano bene sia la Befana “quasi villain” interpretata da Caterina Murino, sia la Santa Lucia di Valentina Romani, che introduce una sfumatura più cupa, forse non sempre adatta ai più piccoli ma comunque originale nel panorama natalizio italiano.
Ciononostante, proprio la varietà di toni – dalla commedia pop al quasi-horror – rischia di creare uno sbilanciamento che penalizza il ritmo. Alcune gag risultano poco incisive e il film, pur cercando di intrattenere tutta la famiglia, non sempre trova un equilibrio tra l’ironia leggera e la volontà di lanciare messaggi edificanti.
Nel complesso, Natale senza Babbo è una commedia che alterna intuizioni riuscite a momenti meno brillanti: inclusiva, ben interpretata e sostenuta da un comparto visivo solido, ma anche appesantita da una sovrabbondanza di temi e da una comicità non sempre efficace. Resta un film che prova a rinnovare il genere natalizio, e pur senza rivoluzionarlo, offre qualche spunto piacevole e una galleria di personaggi che, almeno in parte, funzionano.
Federica Rizzo