Emiliano Pellisari trasforma l’eredità di Lucio Fontana in un’esperienza immersiva tra danza, vuoto e movimento, il 15 e 16 maggio all’Accademia Filarmonica Romana
C’è un momento, davanti a un’opera di Lucio Fontana, in cui il taglio smette di essere una ferita sulla tela e diventa una soglia. È proprio da quell’apertura verso l’ignoto che nasce Fontana Project, la nuova creazione della compagnia NoGravity Theatre, in scena il 15 e 16 maggio alla Sala Casella dell’Accademia Filarmonica Romana.
Firmato dal regista e coreografo Emiliano Pellisari insieme a Mariana Porceddu, lo spettacolo non è una semplice rilettura dell’universo di Lucio Fontana, ma un’immersione fisica e sensoriale nel suo pensiero. Pellisari prende i celebri “tagli” dell’artista argentino-italiano e li trasforma in materia viva, in un organismo che respira nello spazio e nel tempo.
Il palcoscenico si presenta come un territorio sospeso: tele bianche, buio, silenzi improvvisi e corpi che emergono lentamente dall’invisibile. Nel primo quadro performativo, Opera Grammaticale n.1 – Grammatica del corpo, la superficie si squarcia letteralmente. Dai tagli si affaccia un corpo nudo, fragile e potente al tempo stesso, che attraversa lo spazio come una creatura appena generata. Mariana Porceddu si muove tra davanti e dietro, dentro e fuori, sopra e sotto le tele, annullando ogni confine tra scena e dimensione astratta.
La danza non racconta: evoca. Ogni gesto sembra nascere da un impulso primordiale, mentre il ritmo sonoro costruito da Francesco Pellisari accompagna lo spettatore in una dimensione ipnotica, quasi meditativa.
Poi arriva il vuoto. Un’interruzione netta fatta di oscurità e silenzio divide il lavoro in due universi complementari.
Con Opera Grammaticale n.2 – Grammatica dello spazio, l’atmosfera muta radicalmente. La scena si accende di rosso, il corpo della performer si veste di bianco e il rapporto tra creatore e creazione si fa inquieto, quasi metafisico. Pellisari, interamente vestito di nero, si muove come un servo invisibile della propria opera: tenta di guidarla, plasmarla, trattenerla. Ma la figura danzante sfugge continuamente al controllo, si trasforma, si dissolve dietro i teli illuminati come un’apparizione.
È qui che Fontana Project trova la sua forza più intensa: nella capacità di rendere il movimento un linguaggio assoluto, capace di dare forma al tempo stesso. Non una coreografia tradizionale, ma una visione in continua mutazione, dove luce, suono e corpo costruiscono un’esperienza immersiva e quasi onirica.
Lo spettacolo conferma ancora una volta la cifra stilistica del NoGravity Theatre: un teatro che sfida la gravità e trasforma il palcoscenico in uno spazio mentale, poetico e profondamente contemporaneo. In questo dialogo tra arti visive e performance, l’eredità di Fontana non viene celebrata con nostalgia, ma reinventata come materia viva, pulsante, sorprendentemente attuale.
Roberto Puntato