Il viaggio più umano del mito tra poesia, ironia e memoria. Dal 18 al 29 marzo
Dal 18 al 29 marzo il palcoscenico del Teatro Ambra Jovinelli accoglie Nessuno – Le avventure di Ulisse, nuovo progetto teatrale prodotto da Nuovo Teatro, diretta da Marco Balsamo. Protagonista è Stefano Accorsi, che torna a confrontarsi con la grande letteratura in uno spettacolo scritto da Emanuele Aldrovandi, adattato e diretto da Daniele Finzi Pasca, affiancato in scena da Francesca Del Duca.
Dopo aver attraversato universi narrativi differenti – dal gioco metateatrale di Giocando con Orlando alle atmosfere di Decamerone. Vizi, virtù e passioni, fino alle suggestioni poetiche di Azul – Accorsi sceglie ora di immergersi nel mito fondativo dell’Occidente. Ma Nessuno non è una semplice trasposizione dell’Odissea: è un’indagine intima, un viaggio dentro l’identità di un uomo che, dietro l’armatura dell’eroe, custodisce fragilità, desideri e paure profondamente contemporanei.
Un Ulisse lontano dalla retorica
Finzi Pasca, artista abituato a un teatro fisico e visionario, affronta il mito con uno sguardo personale. La parola, nel suo lavoro, non è mai declamazione, ma materia viva: va scolpita, alleggerita, quasi levigata, fino a trasformarsi in immagine. In scena, il corpo diventa strumento espressivo tanto quanto il testo, capace di suggerire sogni, scarti improvvisi, squilibri che aprono spiragli inattesi nell’animo dello spettatore.
La scelta di raccontare le imprese di un guerriero assume, per il regista, un significato particolare. Pacifista per convinzione, Finzi Pasca rilegge Ulisse non come simbolo di forza bellica, ma come figura umana attraversata dal dubbio. L’epica lascia spazio all’interiorità: il conflitto non è più tra eserciti, ma dentro l’uomo.
Penelope come luce guida
In questa rilettura, il centro emotivo non è la guerra ma l’amore. Penelope diventa presenza viva, energia silenziosa che orienta il viaggio e dà senso al ritorno. Accanto ad Accorsi, Francesca Del Duca incarna una voce femminile che non resta sullo sfondo, ma dialoga, guida, accompagna. Il mito si trasforma così in un racconto di relazione, in cui la nostalgia di casa è più potente del richiamo dell’avventura.
Finzi Pasca attinge alla sua poetica di clown contemporaneo: si ride per avvicinarsi al dolore, si sorride prima di essere colpiti da una crepa improvvisa. L’Ulisse di Nessuno alterna leggerezza e malinconia, ironia e struggimento. È un eroe che inciampa, che si interroga, che non nasconde le proprie fratture.
La preziosa fragilità degli eroi
Un’immagine evocata dal regista sintetizza il senso dell’operazione: quella delle tazzine “buone”, conservate in vetrina, e di quelle quotidiane, sbeccate ma vive. Ulisse appartiene davvero al servizio prezioso, intoccabile, oppure alla ceramica imperfetta che accompagna la vita di tutti i giorni? Lo spettacolo sembra suggerire che anche gli oggetti ritenuti indistruttibili possano incrinarsi, rivelando la loro natura autentica.
Così, l’epica si avvicina alla cucina di casa, alle storie raccontate attorno a un tavolo, dove le imprese straordinarie si intrecciano con la normalità. Nessuno diventa allora una riflessione sull’umanità degli eroi e sull’eroismo nascosto nelle esistenze comuni.
Tra scenografie firmate da Luigi Ferrigno e costumi di Giovanna Buzzi, lo spettacolo promette un’esperienza immersiva, capace di unire parola, gesto e suggestione visiva. Ma la vera scommessa è emotiva: restituire Ulisse alla sua dimensione più vulnerabile, trasformando il mito in uno specchio in cui riconoscersi.
E alla fine, come suggerisce il titolo, forse nessuno potrà dare una risposta definitiva. Perché il viaggio più lungo resta quello dentro sé stessi.
Roberto Puntato