Dal 3 aprile, il film di Luca Ribuoli reinterpreta un grande successo internazionale e accende i riflettori sulla comunità Sorda con autenticità e emozione
Crescere tra due mondi, imparare a tradurre silenzi e parole, e poi scoprire di avere una voce capace di cambiare tutto. È da questa tensione intima e universale che nasce Non abbiam bisogno di parole, il nuovo film diretto da Luca Ribuoli e disponibile su Netflix a partire dal 3 aprile. Un progetto ambizioso che segna anche il debutto cinematografico di Sarah Toscano, qui protagonista di un percorso di crescita intenso e profondamente umano.
Al centro della storia c’è Eletta, sedici anni e un’identità ancora tutta da costruire. È l’unica udente in una famiglia di persone Sorde: un ruolo che la rende ponte, interprete, sostegno quotidiano. Ma quando scopre il canto, qualcosa cambia. Quella voce, rimasta a lungo inespressa, diventa una possibilità concreta di futuro. E anche un conflitto: inseguire il proprio sogno significa, inevitabilmente, allontanarsi da chi si ama.
Accanto a Toscano, un cast che unisce volti noti e nuove promesse. Serena Rossi interpreta l’insegnante di canto che riconosce il talento di Eletta e la spinge a credere in se stessa, mentre Emilio e Carola Insolera, insieme ad Antonio Iorillo, danno vita a una famiglia autentica e sfaccettata, interpretata da attori Sordi. Una scelta tutt’altro che simbolica: il film punta infatti a una rappresentazione realistica e lontana dagli stereotipi, restituendo dignità e complessità a una comunità ancora troppo poco raccontata.
Ispirato al film francese La Famille Bélier e in dialogo con il suo acclamato adattamento internazionale CODA, questo nuovo progetto italiano non si limita a replicare una formula di successo. Ribuoli sceglie la strada dell’adattamento, costruendo una narrazione radicata nel territorio e nelle emozioni, capace di parlare al pubblico contemporaneo con uno sguardo originale.
L’ambientazione nel Monferrato diventa parte integrante del racconto: non semplice sfondo, ma luogo dell’anima. Tra cascine, colline e ritmi lenti della provincia, si sviluppa una storia che parla di radici e di slanci, di appartenenza e desiderio di fuga. È qui che Eletta impara a confrontarsi con il peso delle aspettative familiari e con la necessità di scegliere per sé.
La colonna sonora accompagna questo viaggio emotivo, includendo anche Atlantide, brano inedito di Sarah Toscano che rafforza il legame tra musica e narrazione, trasformando il talento della protagonista in esperienza condivisa con lo spettatore.
Più che un film sulla diversità, Non abbiam bisogno di parole è un racconto sulla normalità delle relazioni, sulle fragilità e sulla forza che nasce dai legami. È la storia di una famiglia che deve imparare a lasciar andare, e di una ragazza che deve trovare il coraggio di restare fedele a se stessa.
Perché, in fondo, alcune scelte non hanno bisogno di essere spiegate. Si sentono. Anche senza parole.
Francesca Chiara Sinno