Sotto i riflettori, il legame magnetico tra Truman Capote e Babe Paley rivive in uno spettacolo elegante e pungente con Santino Fiorillo e Marisela Federici
C’è un momento, raro e prezioso, in cui teatro e memoria si intrecciano fino a restituire vita a figure che sembravano appartenere solo al mito. “Colazione da Truman”, in scena il 9 e 10 maggio all’OFF/OFF Theatre di Via Giulia, è proprio questo: un viaggio raffinato e tagliente dentro l’universo scintillante e spietato dell’alta società americana del Novecento.
Al centro, due personalità che hanno incarnato fascino, eccesso e fragilità: Truman Capote, scrittore geniale e irriverente, e Babe Paley, icona di stile e regina indiscussa dei salotti newyorkesi. Uniti da una complicità quasi simbiotica, i due si muovono in scena tra dialoghi affilati e confessioni intime, rievocando un rapporto che oscillava continuamente tra adorazione e distruzione.
A dar loro voce e corpo sono Marisela Federici — qui al suo debutto teatrale — e Santino Fiorillo, affiancati da Gianluca D’Alò e Riccardo Galiano, sotto la regia di Pino Strabioli. Il risultato è un ritratto vivo, ironico e talvolta crudele, capace di restituire non solo il legame tra i protagonisti, ma anche il clima di un’epoca dominata dall’apparenza e dalla sottile arte della conversazione.
Il cuore della narrazione pulsa attorno a un episodio che segnò la rottura definitiva: la pubblicazione di “Preghiere esaudite”, il romanzo scandalo in cui Capote tradì la fiducia dei suoi amici più influenti, Babe inclusa, trasformando segreti sussurrati nei salotti in materiale letterario. Un gesto che gli costò l’esilio sociale e segnò la fine di un mondo che lo aveva prima idolatrato e poi respinto senza appello.
“Colazione da Truman” non è soltanto il racconto di una relazione, ma un affresco elegante e malinconico di due solitudini speculari, incapaci di trovare un amore all’altezza delle proprie aspettative. Tra battute brillanti e crepe emotive, lo spettacolo invita lo spettatore a osservare da vicino il prezzo della celebrità, dell’ambizione e del bisogno di essere amati.
Un finale di stagione che promette di lasciare il segno, sospeso tra nostalgia e disincanto, proprio come i suoi indimenticabili protagonisti.
Carla Curatoli