Una potente dichiarazione d’amore e libertà. Dal 3 all’8 marzo con protagonista Anna Della Rosa diretta da Andrea De Rosa
Dal 3 all’8 marzo il palcoscenico del Teatro Vascello accoglie Orlando, un progetto teatrale che attraversa i secoli e le identità per restituire al pubblico la vertigine di uno dei romanzi più audaci del Novecento. Diretto da Andrea De Rosa e interpretato da Anna Della Rosa, Premio Hystrio all’Interpretazione 2025, lo spettacolo si presenta come un intenso viaggio nella scrittura e nell’amore, tra biografia e invenzione.
Ispirato al celebre romanzo di Virginia Woolf e al suo carteggio con Vita Sackville-West, Orlando prende forma come una lunga lettera d’amore, un omaggio che diventa creazione artistica. L’origine dell’opera affonda infatti in una relazione reale e in una corrispondenza appassionata: la figura di Orlando nasce come dono letterario, ma si emancipa presto dal dato biografico per trasformarsi in simbolo universale di libertà e metamorfosi.
Il protagonista attraversa quattro secoli di storia, muta genere, epoche, costumi, senza perdere la propria essenza. Uomo nel Cinquecento, poi donna, Orlando incarna la fluidità dell’identità e la possibilità di sottrarsi alle definizioni imposte. In questa versione scenica, la sua vicenda diventa un inno alla gioia vitale e insieme una riflessione sull’ossessione della letteratura: quella tensione continua a dire l’indicibile, a trattenere la realtà con le parole pur sapendo che sfugge.
La messinscena si fonda su un impianto visivo di forte suggestione. Al centro, un albero privo di chioma, radicato in uno spazio che unisce natura e artificio teatrale. Le luci, bianche e diffuse, evocano la pagina ancora intatta prima che la scrittura la attraversi: è una luminosità che diventa metafora della creazione, materia viva pronta a trasformarsi in racconto. Lo spazio scenico appare così come un territorio sospeso, dove il confine tra mondo reale e dimensione letteraria si dissolve.
Anche il suono contribuisce a costruire un tempo rarefatto: rintocchi lontani e le note della Sinfonia n. 6 “Patetica” di Pëtr Il’ič Čajkovskij accompagnano la narrazione, amplificando la tensione emotiva e suggerendo un dialogo costante tra fine e rinascita.
I costumi, in equilibrio tra suggestioni rinascimentali e accenti novecenteschi, evitano ogni rigidità illustrativa. Tessuti leggeri, cromie che richiamano il cielo, dettagli maschili e femminili che si intrecciano: l’abito non definisce, ma apre possibilità. Diventa parte di un racconto che esplora il corpo come luogo di trasformazione e la scena come spazio di libertà.
In questo Orlando teatrale, la storia individuale si allarga fino a diventare riflessione collettiva. L’identità appare come un territorio mobile, continuamente riscritto dall’esperienza. E la letteratura – come suggerisce lo spettacolo – può farsi gesto amoroso e atto politico insieme: capace di superare i confini del tempo, dei generi e perfino della morte.
Al Teatro Vascello, per una settimana, la pagina bianca si illumina e prende voce, invitando lo spettatore a oltrepassare ogni recinto e a lasciarsi attraversare dalla forza inesauribile della metamorfosi.
Alberto Leali