Dall’11 novembre inaugura una nuova trilogia alla Fondazione Alda Fendi – Esperimenti: un’“Action Set” che celebra la purezza e la mitezza dell’asino, ispirandosi alla poesia di Francis Jammes. Un viaggio tra arte, fede e ironia per riscoprire l’anima umana
La spiritualità come gesto di ribellione all’egoismo e all’omologazione contemporanea. È questo il punto di partenza di “Preghiera per andare in Paradiso con gli asinelli – Omaggio a Francis Jammes”, il nuovo progetto di Raffaele Curi, in programma dall’11 novembre a Palazzo Rhinoceros, sede della Fondazione Alda Fendi – Esperimenti.
L’installazione, definita dall’autore una “Action Set”, si articola su quattro piani e nel cavedio del Palazzo, rappresentando il primo capitolo di una trilogia dedicata all’asino, figura simbolica di umiltà e saggezza, che si concluderà nell’ottobre 2026.
La poesia di Jammes e la visione di Curi
Al centro del progetto si trova la poesia “Preghiera per andare in Paradiso con gli asini” del francese Francis Jammes (1868–1938), poeta amico di Paul Claudel, capace di raccontare la bellezza delle piccole cose e la pietà verso ogni creatura.
“È una poesia piena di pietas – spiega Raffaele Curi, direttore artistico della Fondazione Alda Fendi – Esperimenti – in cui Jammes immagina di salire in Paradiso accompagnato dagli asinelli, animali che sanno soffrire non per sé stessi ma per gli altri. L’asino è una presenza silenziosa ma fondamentale: accompagna Gesù a Betlemme e ritorna nelle fiabe popolari come simbolo di bontà e mitezza.”
Per Curi, l’opera è anche un invito a riscoprire la fede e la spiritualità in un mondo dove, soprattutto nell’arte contemporanea, prevale spesso un surrealismo “che si crede rivoluzionario ma rischia di essere vuoto”.
“Io sono più mistico che religioso – aggiunge Curi –. Credo che l’arte e la poesia possano salvare l’anima, specialmente in un tempo come questo in cui non tutto va bene. Ho scelto la poesia di Jammes per fede, ma anche per egoismo: perché la nostra religione è l’unica che ci prospetta la vita eterna e io voglio tornare al mondo per rivivere esattamente tutto ciò che ho vissuto.”
Il percorso espositivo
Il viaggio si apre al piano terra con una moltitudine di asini sospesi nell’aria, realizzati in materiali diversi – carta velina, fogli a quadretti, pan di spagna – immersi in un mare di nuvole tridimensionali e accompagnati dai versi di Jammes.
La voce dello stesso Curi si intreccia in una delicata jam session con musiche come La prière di Georges Brassens, anch’essa ispirata a un testo del poeta francese.
Salendo al primo piano, un fascio di luce guida verso un “paradiso” visivo, evocato dai capolavori pittorici di maestri come Giotto e Guido Reni, dove un asino è innalzato a figura gloriosa. A scandire lo spazio, due pali telegrafici di legno e un suggestivo effetto di luna piena.
Ai piani superiori, una grande fotografia di Jammes e un testo critico del poeta e saggista Matteo Veronesi, con rimandi a Rilke e Victor Hugo.
Una trilogia sull’anima dell’asino
“Preghiera per andare in Paradiso con gli asinelli” è solo il primo passo di un percorso in tre tappe: il secondo capitolo, previsto per aprile 2026, sarà ispirato all’Asino d’Oro di Apuleio, mentre il terzo, atteso per ottobre 2026, renderà omaggio a Marina Abramović, ricordando la performance in cui l’artista si inginocchiava davanti a un asino che la fissava per ore, in un silenzioso dialogo di reciproca contemplazione.
“Questa trilogia unisce arte antica e contemporanea – spiega Alda Fendi –. L’asino è una figura che attraversa la storia dell’arte, dalla religione alle performance moderne. Non può esistere il contemporaneo senza l’antico. Credo che chi visiterà questa mostra uscirà con una profonda sensazione di spiritualità e dolcezza.”
Un invito alla semplicità
Con un linguaggio poetico e ironico, Curi reinterpreta la religiosità attraverso un gesto artistico lieve e provocatorio: un presepe dove al posto del Bambino c’è un asinello e distributori automatici che offrono paglia anziché bibite.
“Oggi è importante parlare di semplicità, mitezza e dolcezza – conclude Alda Fendi –. Sono le qualità che spesso dimentichiamo nella vita quotidiana. Quest’opera tocca l’animo e ricorda a tutti noi che la spiritualità può ancora essere rivoluzionaria.”
Roberto Puntato