Dal 2 al 7 dicembre 2025, è ispirato liberamente al romanzo di Luigi Garlando ed interpretato da Stefano e Giacomo Messina, con la regia di Stefano Messina
“Per questo mi chiamo Giovanni” sbarca al Teatro Vittoria dal 2 al 7 dicembre 2025, portando sul palco una storia che unisce affetto familiare e impegno civile. Il testo di Gianni Clementi, ispirato liberamente al romanzo di Luigi Garlando, è interpretato da Stefano e Giacomo Messina, con la regia di Stefano Messina. Le immagini sceniche curate da Salvo Manganaro e le fotografie di Manuela Giusto completano una produzione firmata Attori & Tecnici.
Al centro della narrazione c’è Giovanni, un bambino palermitano che, nel giorno del suo decimo compleanno, riceve dal padre un regalo molto particolare: una passeggiata attraverso la città per scoprire il vero motivo del suo nome. Tappa dopo tappa, quel percorso si trasforma in un racconto intenso che restituisce i momenti salienti della vita di Giovanni Falcone: il suo lavoro instancabile, le battaglie vinte, le difficoltà affrontate e il drammatico epilogo della strage di Capaci.
Il piccolo protagonista comprende che la mafiosità non è un concetto lontano né astratto: può nascondersi tra i banchi di scuola, nei comportamenti prepotenti, o nel silenzio complice di chi sceglie di non intervenire. Combatterla significa prendere posizione, anche quando si è bambini, e accettare le conseguenze delle proprie scelte.
Grazie all’adattamento teatrale di Clementi, il romanzo di Garlando diventa uno spettacolo capace di parlare a pubblici diversi: ai ragazzi, che trovano un linguaggio diretto e accessibile, ma anche agli adulti che portano ancora negli occhi il ricordo dei tragici eventi del 1992. È un esempio di teatro civile che racconta, più che spiegare, ciò che la cronaca da sola non può restituire: l’emozione, l’umanità, la responsabilità.
Attraverso una narrazione limpida e coinvolgente, lo spettacolo riesce a far rivivere l’eredità di Falcone, mostrando come le idee di giustizia e libertà continuino a camminare sulle gambe di chi sceglie di farle proprie. Una testimonianza preziosa di memoria e speranza, dedicata a chi quegli eventi li ha vissuti e a chi deve ancora imparare a riconoscerli.
Roberto Puntato