Dal 29 gennaio al 1º febbraio, uno spettacolo-concerto che intreccia canzoni, memorie e parole di un’icona irripetibile della musica italiana
Dal 29 gennaio al 1º febbraio il Teatro de’ Servi di Roma ospita Perché non canti più | Tributo a Gabriella Ferri, uno spettacolo intenso e intimo che vede protagonista Syria, diretta da Pino Strabioli e accompagnata alla chitarra da Massimo Germini. Un progetto prodotto da Alt Academy Produzioni che non si limita a celebrare una grande interprete del Novecento, ma ne attraversa l’anima, restituendone la complessità artistica e umana.
Gabriella Ferri non viene evocata come semplice mito della canzone popolare, bensì come figura poliedrica e profondamente moderna, capace di passare dal canto al teatro, dalla leggerezza all’abisso emotivo. Syria ne raccoglie l’eredità con rispetto e partecipazione, mettendo in gioco la propria voce e la propria sensibilità in un dialogo continuo tra passato e presente.
Il cuore dello spettacolo nasce da un oggetto simbolico: una valigia rossa appartenuta a Gabriella Ferri. Al suo interno, un universo frammentato di scritti, appunti, disegni, lettere e pensieri, materiali privati affidati a Pino Strabioli dal marito e dal figlio dell’artista. Da quell’archivio intimo, rovistato pazientemente nel tempo, è nato un vero e proprio libro-album e, ora, una drammaturgia musicale che prende vita sul palco.
Strabioli racconta di un incontro casuale con Syria, a Trastevere, trasformato in scintilla creativa: una passione condivisa per Gabriella Ferri che ha spinto entrambi a “riaprire” quella valigia, a tradurne il contenuto in suono, parola e racconto. Lo spettacolo si muove così su un confine fluido tra concerto e teatro, tra canto e recitazione, lasciando che le canzoni più amate di Gabriella si intreccino ai suoi pensieri, alle sue fragilità, alle sue visioni.
Perché non canti più non è un’imitazione né un’operazione nostalgica, ma un atto d’amore artistico. Syria, con la sua voce, porta in scena frammenti di Roma, di vita e di memoria, facendosi tramite di un racconto che continua a vibrare nel presente. Una valigia che finalmente si apre, per cantare e raccontare ancora.
Roberto Puntato