Un racconto civile tra parola e musica, dal 13 al 22 febbraio
Dal 13 al 22 febbraio il Teatro Vascello di Roma ospita il nuovo spettacolo di Ascanio Celestini, Poveri Cristi, un progetto teatrale che intreccia narrazione, ascolto e musica dal vivo per restituire dignità e voce a chi, nella Storia ufficiale, resta quasi sempre invisibile.
Scritto, interpretato e raccontato da Celestini, con la fisarmonica di Gianluca Casadei, Poveri Cristi è una produzione Fabbrica / Teatro Carcano. In scena prende forma un coro di vite marginali: uomini e donne segnati dalla fatica, dalla malattia, dall’esclusione sociale, ma capaci ogni giorno di un piccolo, ostinato miracolo — quello di restare al mondo.
Celestini non guarda a questi personaggi con pietà, ma con rispetto. Li racconta come “santi laici”, perché la loro resistenza quotidiana è una forma di eroismo silenzioso. Sono gli ultimi della classe, i lavoratori invisibili, chi vive inchiodato a una condizione che non ha scelto e che non promette riscatto. Raccontarli significa trovare una lingua che non li tradisca, che non li trasformi in casi umani, ma li lasci parlare con le proprie parole.
Il lavoro nasce da anni di incontri e interviste: facchini eritrei nei magazzini della logistica romana, il becchino del cimitero di Lampedusa, i familiari delle vittime dei naufragi, testimoni di una realtà che raramente arriva sui palcoscenici. Da questo archivio umano Celestini costruisce un racconto che non è mai cronaca, ma memoria viva.
Accanto alla parola, la musica di Gianluca Casadei non accompagna semplicemente il testo: dialoga con esso. Il loro lavoro si fonda sull’“interplay”, una tecnica mutuata dal jazz, basata sull’ascolto reciproco e sull’improvvisazione. Ogni replica è diversa, perché diversa è la relazione che si crea tra racconto, suono e pubblico, come una variazione continua su uno stesso tema.
Al centro di Poveri Cristi c’è anche una riflessione sul ruolo di chi racconta. La Storia, sembra dirci Celestini, non la scrivono i vincitori ma chi possiede gli strumenti per narrarla. E allora il compito dell’autore diventa quello di farsi ponte: tra lo scrittore e l’elettricista, tra il musicista e il facchino, tra il palcoscenico e la strada. Una vera contaminazione culturale, che scardina le gerarchie e restituisce valore alle esperienze di tutti.
Celestini non pensa al “pubblico” come a una massa indistinta, ma allo spettatore singolo, a chi entra in teatro portandosi dietro la propria giornata, la propria stanchezza, le proprie storie. A chi chiede di riconoscersi in una lingua comprensibile, condivisa, autentica. Poveri Cristi parla proprio questa lingua: semplice solo in apparenza, capace di tenere insieme gesto, sguardo, parola, ritmo, suono.
Lo spettacolo dialoga anche con l’omonimo romanzo pubblicato da Einaudi nel 2025, che si apre con una frase emblematica: «Cristo non è sceso dal cielo, ma è salito dalla terra». Una dichiarazione di poetica che attraversa tutta l’opera e che trova nel teatro una forma ancora più diretta e necessaria.
Al Teatro Vascello, Poveri Cristi si presenta come un racconto senza tempo e profondamente contemporaneo: una storia che non guarda dall’alto, ma dal basso, e proprio per questo riesce a parlare a tutti.
Alberto Leali