Diretta da Daniele Luchetti e Valia Santella, porta su Rai 1 un secolo di memoria collettiva, tra colpa, amore e trasformazioni sociali
Raccontare un Paese attraverso le vite di chi lo ha abitato, spesso senza lasciare traccia, è l’ambizione al centro di Prima di noi, la nuova serie in cinque serate in onda da domenica 4 gennaio in prima serata su Rai 1. Firmata da Giulia Calenda insieme a Daniele Luchetti e Valia Santella, che ne curano anche la regia, la serie è l’adattamento dell’omonimo romanzo di Giorgio Fontana e si muove lungo l’asse di un Novecento italiano visto dal basso, attraverso la storia della famiglia Sartori.
Dal Friuli rurale della Prima guerra mondiale alla Torino industriale del secondo dopoguerra, fino alle soglie della globalizzazione, Prima di noi attraversa oltre sessant’anni di storia, dal 1917 al 1978, intrecciando eventi collettivi e fratture intime. Guerre, ricostruzione, boom economico, urbanizzazione e conflitti sociali diventano parte integrante delle scelte, dei silenzi e dei fallimenti dei personaggi, restituendo l’immagine di un’Italia in continua tensione tra ciò che eredita e ciò che teme di diventare. «Non volevamo raccontare la Storia in modo illustrativo – spiega Valia Santella – ma mostrarne gli effetti sulle vite, sulle relazioni, sui corpi. È lì che la Storia diventa davvero comprensibile».
Al centro del racconto c’è un gesto fondativo e segreto: la fuga di Maurizio dal fronte dopo la disfatta di Caporetto. Una diserzione che segna la sua esistenza e che si riverbera sulle generazioni successive come una colpa mai del tutto nominata. Solo Nadia, figura femminile solida e visionaria, capostipite del nucleo familiare, ne conosce la verità. È lei a tenere insieme il peso del passato e l’irrequietezza dei figli, anticipando spesso, con istinto e resistenza, i mutamenti della Storia. «Nadia è una donna che intuisce prima degli altri – racconta Linda Caridi – ha una forza silenziosa, non ideologica, ma profondamente concreta. È il perno emotivo di tutta la saga».
La saga dei Sartori diventa così una lente per osservare un Paese fatto di costruttori e distruttori, di slanci e rinunce, di affetti che salvano e di ferite che si tramandano. Una narrazione che rifugge l’epica e sceglie invece la complessità morale dei destini ordinari. Come ha sottolineato Daniele Luchetti, partire dal romanzo di Fontana ha significato attingere a una memoria diffusa: «Il libro mi ha acceso mille piccoli ricordi. Dei miei nonni, dei miei genitori, di personaggi incontrati nei film e nei romanzi. È la storia di chi non ha lasciato monumenti o canzoni, ma ha costruito quello che siamo oggi, questo strano posto che chiamiamo Italia».
Il cast corale – che include Andrea Arcangeli, Maurizio Lastrico, Matteo Martari, Diane Fleri, Benedetta Cimatti, Fausto Maria Sciarappa, Romana Maggiora Vergano ed Elena Lietti – accompagna il racconto con interpretazioni misurate e intense, evitando ogni retorica celebrativa. «È una storia che chiede ascolto e misura», osserva Arcangeli. «Maurizio è un uomo attraversato dal senso di colpa, ma anche dal desiderio di essere migliore di quello che la Storia gli ha imposto».
Prodotta da Wildside (gruppo Fremantle) in collaborazione con Rai Fiction e Rai Com, Prima di noi si inserisce nella tradizione delle grandi saghe familiari televisive, ma lo fa con uno sguardo contemporaneo, interrogando il passato non per nostalgia, bensì per comprendere le radici profonde del presente. «Raccontare da dove veniamo è un modo per capire perché oggi siamo così fragili e inquieti», conclude Giulia Calenda. Una serie che non si limita a ricostruire un secolo di eventi, ma prova a dare un senso alle eredità emotive che ancora ci attraversano.
Federica Rizzo