Disponibile dal 5 dicembre
Il nuovo singolo “Facciamo a metà” è un brano che conferma la piena maturità degli Eugenio in Via Di Gioia, fondendo la loro anima pop d’autore con quel folk corale che ormai li identifica.
La ballata dell’amore imperfetto che si regge sulle fragilità
La canzone si muove con delicatezza: parte come una ballata intima, quasi sussurrata, e cresce fino a un ritornello che esplode in un pop luminoso, sostenuto da quei cori collettivi che trasformano l’emozione privata in energia condivisa.
L’arrangiamento rimane essenziale, ma accompagna con precisione il percorso emotivo, costruendo un crescendo naturale che culmina nella forza delle voci unite.
Il cuore del brano risiede nella visione dell’amore come alleanza concreta, non come ideale astratto.
Sin dai primi versi – “Non sarò mai pettinato, puntuale non sarai” – è evidente la scelta di abbandonare ogni forma di perfezione.
La coppia si fonda sulla consapevolezza dei propri limiti e sull’idea che la vulnerabilità non sia un difetto, ma un terreno fertile.
Non ci sono promesse irrealistiche, bensì l’accettazione reciproca di ciò che non funziona, dei difetti che diventano parte del paesaggio emotivo condiviso.
Il gesto centrale di “fare a metà” assume un valore quasi etico: non riguarda solo le gioie, ma soprattutto ciò che pesa, ciò che fa male.
L’amore viene raccontato come la capacità di restare, di affrontare la quotidianità e i suoi guasti – reali o metaforici – con la stessa determinazione con cui si cambia un rubinetto o si disinnesca un filo verde.
È un linguaggio pratico che, proprio per la sua concretezza, acquista una profondissima poesia.
In questo equilibrio tra fragilità e cura reciproca si inserisce la frase che chiude il brano, un verso che arriva dopo la condivisione del dolore e la stanchezza.
La bellezza non è più un’idealizzazione, ma qualcosa che si manifesta nella scelta di restare vicini. È lo sguardo che riconosce nell’altro non un riflesso impeccabile, ma una presenza che resiste e sostiene.
Così, “Facciamo a metà” diventa non solo una dichiarazione d’amore, ma una riflessione lucida e toccante sulla natura stessa delle relazioni: un invito a dividersi il peso del mondo, trovando nella vulnerabilità condivisa la forma più solida di felicità possibile.
Roberto Puntato