I due documentari raccontano autori, immagini e lavoro collettivo. Consegnati anche i Nastri d’Argento speciali a Riccardo Ghilardi, Cristian Berna e Rocco Giurato
Per una sera, il Cinema Adriano non è stato soltanto una sala cinematografica. È diventato una specie di luogo sospeso: un punto d’incontro tra il cinema raccontato, quello fotografato e quello vissuto dietro le quinte, tra la memoria dei grandi autori e la fisicità quasi impossibile delle immagini.
La proiezione speciale dei documentari Ritratti di Cinema e Piano Sequenza – La Mole ha trasformato la serata romana in un doppio atto d’amore verso la Settima Arte. Un omaggio che non si è limitato alla nostalgia cinefila, ma ha cercato di entrare dentro il gesto creativo stesso: perché il cinema non nasce solo sul set o sullo schermo, ma anche nello sguardo di chi lo immagina.
Tra gli ospiti presenti, volti simbolo del cinema italiano come Kasia Smutniak, Giovanna Mezzogiorno, Giorgio Pasotti e Domenico Procacci, in una sala attraversata da quella rara sensazione di comunità che il cinema, ogni tanto, riesce ancora a creare.
Il primo documentario, Ritratti di Cinema, scritto e diretto da Paolo Civati, sceglie una strada sorprendente: invece di analizzare scene, movimenti di macchina o strutture narrative, immagina una conversazione impossibile tra nove registi che hanno ridefinito il linguaggio cinematografico contemporaneo.
Jane Campion, Tim Burton, Ruben Östlund, Asghar Farhadi, Pablo Larraín, Damien Chazelle, Paul Schrader, Peter Greenaway e Martin Scorsese dialogano idealmente tra loro in una sorta di tavola rotonda fuori dal tempo.
Il risultato non è una lezione di cinema, ma qualcosa di più intimo: una riflessione sul perché certi autori abbiano sviluppato uno sguardo così riconoscibile, quasi ossessivo. Civati evita il tono accademico e prova invece a scavare nelle paure, nelle fissazioni e nelle urgenze creative che hanno trasformato questi registi in universi visivi autonomi.
Se Ritratti di Cinema esplora il pensiero dietro le immagini, Piano Sequenza – La Mole racconta invece il momento in cui le immagini diventano impresa fisica, quasi performativa.
Il documentario segue infatti la nascita dell’ambiziosa mostra fotografica ideata da Riccardo Ghilardi all’interno del Museo Nazionale del Cinema di Torino, ospitato nella monumentale Mole Antonelliana.
Tre anni di lavorazione, attori sospesi nel vuoto, set costruiti in altezza e fotografie realizzate in condizioni estreme: il film di Cristian Berna e Rocco Giurato non documenta semplicemente una mostra, ma il dietro le quinte di un gesto artistico collettivo.
L’immagine simbolo del progetto resta quella raccontata dallo stesso Giurato: Kasia Smutniak e Domenico Procacci sospesi a oltre cento metri d’altezza sulla cima della Mole, impegnati in un casqué che richiama Fred Astaire e Ginger Rogers. Un’immagine catturata in una frazione di secondo, resa possibile dal lavoro dell’artista e rigging designer Maurizio Puato.
È proprio questa idea di “cinema come lavoro di squadra” ad attraversare tutta la serata. Non il mito individuale del genio isolato, ma la costruzione collettiva di un’immagine capace di restare.
Nel corso dell’evento sono stati infatti consegnati anche i riconoscimenti speciali dei Nastri d’Argento a Riccardo Ghilardi, ideatore della mostra “Piano Sequenza – La Mole”, e ai registi Cristian Berna e Rocco Giurato, autori del documentario che ne racconta la genesi.
Più che una premiazione, però, è sembrato un riconoscimento a un modo preciso di guardare il cinema: non come prodotto, ma come spazio emotivo, artigianale e umano. Un luogo dove le immagini non servono soltanto a essere viste, ma a custodire il tempo, le persone e persino il rischio necessario per creare qualcosa che resti.
Alessandra Broglia