Una nuova visione firmata da Luca De Fusco trasforma l’opera di Charles Gounod in un film anni ’40 sospeso tra vita e morte
C’è un mondo in bianco e nero, popolato da ombre. E poi ci sono loro, Romeo e Giulietta, gli unici a portare il colore della vita. È questa l’immagine potente e quasi cinematografica che accoglie il pubblico al Teatro dell’Opera di Roma, dove Roméo et Juliette debutta per la prima volta in un allestimento completamente nuovo, in scena dal 28 aprile al 6 maggio 2026.
Non una semplice ripresa del grande repertorio francese, ma una riscrittura visiva e simbolica. Luca De Fusco, al suo esordio sul palco del Costanzi, immagina la tragedia shakespeariana filtrata attraverso l’estetica del cinema anni Quaranta: un universo sospeso, dove la guerra – evocata ma mai dichiarata – diventa metafora di una società svuotata, abitata da spettri.
In questo scenario, Romeo e Giulietta non sono solo amanti: sono anomalie vitali, presenze incandescenti in un paesaggio spento. Intorno a loro, proiezioni e immagini in continuo mutamento costruiscono una drammaturgia della memoria e del sogno, firmata da Alessandro Papa, mentre scene e costumi di Marta Crisolini Malatesta amplificano il contrasto tra luce e oscurità.
Sul podio, Daniel Oren guida l’Orchestra dell’Opera di Roma, restituendo tutta la raffinatezza della scrittura di Charles Gounod: una musica che respira con i personaggi, che si insinua nelle pieghe psicologiche del racconto senza mai sovrastarlo. È un equilibrio sottile tra lirismo e introspezione, tra innocenza e tragedia, che trova nel canto una continua trasformazione emotiva.
Il cast è costruito attorno a due protagonisti di forte carisma. Juliette ha la voce e la presenza di Nino Machaidze, artista che proprio con questo ruolo ha conquistato la scena internazionale. Accanto a lei, Roméo è Vittorio Grigolo, interprete appassionato e già legato a questo titolo nei grandi teatri internazionali. Le repliche del 2 e 5 maggio vedono alternarsi Vannina Santoni e Duke Kim, in un gioco di doppi che arricchisce ulteriormente la lettura dell’opera.
Intorno a loro, una compagnia eterogenea e dinamica, tra nomi affermati e giovani talenti, contribuisce a costruire un affresco corale dove ogni figura – da Mercuzio a Frate Lorenzo – diventa parte di un universo sospeso tra realtà e visione.
Questo Roméo et Juliette non cerca di aggiornare forzatamente il mito, ma di spostarlo su un piano diverso: quello della percezione. La guerra evocata da De Fusco non è solo quella storica, ma una condizione esistenziale. E in questo paesaggio desolato, l’amore non è redenzione: è resistenza.
La prima del 28 aprile è trasmessa in diretta su Radio 3, portando anche fuori dal teatro questa esperienza visiva e musicale. Ma è dal vivo, tra luci, ombre e corpi in movimento, che l’opera rivela davvero la sua natura: non un racconto del passato, ma una visione che parla, inquieta e sorprende il presente.
Roberto Puntato