Dopo ventidue anni il capolavoro giovanile di Rossini torna all’Opera di Roma in una nuova, magnetica lettura tra teatro dei pupi siciliani, amore assoluto e finale tragico. Sul podio Michele Mariotti, protagonista il controtenore Carlo Vistoli
Ventidue anni di assenza possono trasformare un ritorno in un evento. Ed è esattamente ciò che accade con Tancredi di Gioachino Rossini, che dal 19 al 29 maggio 2026 riappare sul palcoscenico del Teatro dell’Opera di Roma in una produzione destinata a lasciare il segno. Non una semplice ripresa, ma una rifondazione visiva e drammatica affidata all’immaginario potente di Emma Dante, fresca del Leone d’Oro alla carriera della Biennale di Venezia.
L’opera giovanile di Rossini — composta nel 1813 quando il musicista aveva appena ventun anni — abbandona ogni aura museale per diventare una materia viva, inquieta, quasi carnale. Emma Dante la trasporta dentro un universo che richiama l’opera dei pupi siciliani: fondali dipinti, simboli arcaici, figure sospese tra favola e tragedia. Il risultato è una Siracusa immaginaria, più mentale che geografica, dove guerra, amore e morte si inseguono come archetipi eterni.
La regista palermitana legge Tancredi come una grande allegoria contemporanea: un racconto di identità ferite, incomprensioni insanabili e passioni che consumano invece di salvare. In scena tutto appare artificiale eppure profondamente umano, come se il teatro dichiarasse apertamente la propria finzione per arrivare con più precisione alla verità emotiva.
A guidare l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è Michele Mariotti, interprete rossiniano tra i più raffinati della sua generazione, che affronta per la prima volta questo titolo proprio al Costanzi. La sua scelta più sorprendente riguarda il protagonista: Tancredi sarà interpretato dal controtenore Carlo Vistoli, artista ormai consacrato sulle principali scene internazionali. Una decisione che restituisce al personaggio un’ambiguità vocale e teatrale affascinante, quasi irreale, in perfetta sintonia con la visione di Emma Dante.
Mariotti sceglie inoltre il finale tragico composto da Rossini per Ferrara, alternativo al lieto fine veneziano originario. Una conclusione di rara intensità, dove il belcanto smette di brillare per diventare sospensione, silenzio, dissolvimento. Qui il giovane Rossini sembra già guardare oltre il virtuosismo, verso un teatro dell’anima attraversato da ombre e vertigini.
Accanto a Vistoli debutta al Costanzi il soprano Martina Russomanno nel ruolo di Amenaide, eroina dilaniata tra amore e accusa di tradimento. Dopo le esperienze all’Académie de l’Opéra national de Paris e al Salzburg Festival, Russomanno si sta imponendo come una delle voci più interessanti della nuova generazione italiana. La sua Amenaide promette fragilità e forza insieme, in una scrittura vocale che alterna slanci lirici e tensione drammatica.
Il cast riunisce inoltre Enea Scala come Argirio e Luca Tittoto nei panni di Orbazzano, mentre completano la compagnia Ekaterine Buachidze e Maria Elena Pepi, giovani artiste del progetto Fabbrica Young Artist Program.
L’impianto scenico firmato da Carmine Maringola dialoga con i costumi ideati da Emma Dante insieme a Chicca Ruocco, mentre le luci di Luigi Biondi e i movimenti coreografici di Manuela Lo Sicco contribuiscono a creare un mondo sospeso tra rito popolare e tragedia classica. Il Coro del Teatro dell’Opera di Roma è diretto da Ciro Visco.
Questa nuova produzione segna anche un ulteriore capitolo del rapporto artistico tra Emma Dante e il teatro romano, iniziato con La Cenerentola e proseguito con titoli intensi come L’angelo di fuoco e Dialogues des Carmélites. Ma con Tancredi la regista sembra compiere un passo ulteriore: entrare nel cuore stesso del melodramma italiano per smontarlo e reinventarlo attraverso immagini ancestrali, crude e visionarie.
Per chi non riuscirà a essere in sala, l’opera sarà trasmessa il 19 maggio in diretta su Radio3 e il 21 maggio in prima serata su Rai 5. Un’occasione preziosa per assistere a uno degli appuntamenti lirici più attesi della stagione: un Rossini lontano dalle convenzioni, attraversato da ombre, sangue, poesia e destino.
Roberto Puntato