Il Teatro di Roma celebra Eduardo con una nuova edizione della celebre commedia, con protagonisti Teresa Saponangelo e Claudio Di Palma, e una mostra che ne attraversa oltre sei decenni di vita scenica
Dal 25 novembre 2025 al 4 gennaio 2026 il Teatro Argentina accoglie uno dei testi più amati di Eduardo De Filippo, Sabato, domenica e lunedì, in una nuova messinscena firmata da Luca De Fusco. Una compagnia numerosa – guidata da Teresa Saponangelo e Claudio Di Palma – dà vita alla famiglia Priore, nucleo che Eduardo trasforma in specchio della condizione umana e laboratorio emotivo dove si consumano conflitti, fragilità, riconciliazioni.
Per De Fusco, questo è forse il più “borghese” dei capolavori eduardiani, un’opera che nella sua conclusione luminosa conserva una delicatezza che oggi appare ancora più preziosa. La trama, costruita su tensioni domestiche, gelosie immaginate e competizioni culinarie, mette in mostra una famiglia capace di comporre le proprie ferite e di farsi scudo nei momenti difficili. Un microcosmo che il regista sceglie di rispettare integralmente, rinunciando a letture invasive per dichiararsi “regista-interprete”, custode fedele della partitura originale. Come afferma lui stesso, Eduardo – proprio come Goldoni – va interpretato, mai stravolto.
Una famiglia che resiste alle tempeste
La forza della commedia risiede nella sua umanità: Rosa e Peppino, con la loro fragilità quotidiana; i figli che stemperano i conflitti; zia Memé che, al primo temporale, abbandona l’anticonformismo per proteggere la casa; il nonno, da schermare da ogni amarezza. In questo equilibrio, ormai lontano dalle dinamiche familiari contemporanee, si intravede anche un possibile rimpianto di Eduardo per una normalità mai vissuta. È proprio questa coesione, oggi rara, a commuovere il pubblico che ritrova nei gesti della famiglia Piscopo una semplicità perduta.
Una mostra per raccontare 66 anni di storia
Parallelamente allo spettacolo, la Sala Squarzina ospita Sabato, domenica e lunedì. La mostra 1959–2025, curata da Serena Schioppa con la consulenza storico-artistica di Maria Procino. L’esposizione, a ingresso libero, traccia il percorso della commedia dalle origini al presente: locandine, costumi, documenti, oggetti di scena e fotografie provenienti da archivi nazionali e collezioni private compongono un racconto che attraversa palcoscenici italiani e internazionali.
I materiali esposti restituiscono non solo la storia dello spettacolo, ma anche quella di una famiglia teatrale, quella dei De Filippo, e in particolare di Luca, a dieci anni dalla scomparsa. Un focus del percorso è infatti dedicato a lui: immagini del 1969, documenti, ricordi dal set del film diretto da Lina Wertmüller nel 1990, dove recitava accanto a Sophia Loren. Parole e frammenti che riaffermano il suo credo artistico: “Il teatro porta alla vita e la vita al teatro. Non si possono scindere”.
Un unico filo che lega scena e memoria
Mostra e spettacolo si completano a vicenda: da una parte il lavoro registico di De Fusco che restituisce la freschezza del testo senza tradirlo; dall’altra un percorso espositivo che guida gli spettatori attraverso oltre mezzo secolo di interpretazioni e metamorfosi. Insieme, offrono un ritratto complesso e affettuoso di Eduardo De Filippo, del suo sguardo sulla famiglia e della sua capacità di raccontare la vita attraverso la semplicità del quotidiano.
Il Teatro Argentina diventa così, per un mese e mezzo, casa di un classico senza tempo, celebrato in scena e in mostra, tra memoria, tradizione e una modernità che continua a parlare con voce sorprendentemente viva.
Alberto Leali