L’attrice, a Roma con la collega Kathryn Newton per presentare “Finché morte non ci separi 2”, riflette sulla sua carriera e ricorda con emozione l’amico Nicholas Brendon
A Roma, tra conferenze stampa e tappeti rossi, Sarah Michelle Gellar si presenta con l’energia di chi continua a reinventarsi, ma anche con la consapevolezza di un legame raro e duraturo: quello con i suoi fan. L’occasione è l’anteprima di “Finché morte non ci separi 2”, sequel atteso nelle sale italiane dal 9 aprile, ma inevitabilmente il discorso si allarga alla sua carriera e al recente addio a un collega storico.
“L’amore che ricevo dai miei fan è incredibile”, racconta l’attrice. “L’ho sempre sentito, ma nell’ultima settimana è successo qualcosa di davvero travolgente e non ho ancora avuto il tempo di fermarmi a realizzare tutto, perché sono costantemente in viaggio”. Un’ondata di affetto che si è intensificata anche dopo la notizia della cancellazione del reboot di “Buffy l’ammazzavampiri”, la serie che l’ha consacrata come icona globale. Gellar ha evidenziato come proprio questo sostegno le abbia dato la libertà di non restare intrappolata in un unico personaggio.
“Non ho paura di sperimentare proprio perché ho fan così straordinari e fedeli. Non mi associano a un solo personaggio”. Da Buffy a Daphne nei film di “Scooby-Doo”, passando per “Cruel Intentions” e “The Grudge”, Gellar ha costruito una carriera fatta di contrasti e trasformazioni.
Nel nuovo capitolo di “Finché morte non ci separi”, diretto da Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, l’attrice interpreta Ursula Danforth, una miliardaria tanto spietata quanto complessa. Il film riprende la storia di Grace, ancora interpretata da Samara Weaving, sopravvissuta agli eventi del primo capitolo e ora coinvolta in una nuova, brutale caccia su scala globale insieme alla sorella Faith, interpretata da Kathryn Newton.
“Qui usiamo la commedia e l’horror per parlare del desiderio di potere”, spiega Gellar. “E di cosa le persone siano disposte a fare non solo per ottenerlo, ma anche per mantenerlo”. Un racconto che, dietro sangue e ironia nera, diventa anche riflessione sulle dinamiche familiari e sulle responsabilità che ne derivano.
Newton, entusiasta del progetto, racconta: “Ho detto sì perché Matt e Tyler sono dei geni. Mi hanno detto che avevano scritto questo ruolo per me”. Gellar, invece, ammette di essersi lasciata conquistare dalla sceneggiatura: “Sono una grande fan del primo film, non potevo farmelo scappare”.
Nel suo approccio ai personaggi, l’attrice rivendica una precisa linea artistica: “Cerco sempre ruoli tridimensionali. Non importa se siano buoni o cattivi, ci metto la mia umanità”. Una visione che riflette anche il suo modo di leggere la realtà: “Nessuno di noi è totalmente buono e nessuno totalmente cattivo”.
Dietro le quinte, Gellar pone grande attenzione anche all’ambiente di lavoro, soprattutto per le nuove generazioni: “Per me è fondamentale proteggere i giovani attori. Io non ho avuto questa fortuna. Oggi invece esistono strumenti per segnalare ciò che non va, ed è importante usarli”. E aggiunge: “Se qualcosa mi fa sentire insicura, lo dico. Voglio aiutare chi viene dopo di me ad avere un’esperienza migliore”.
Ma la sua presenza a Roma è segnata anche da un momento di dolore. L’attrice ha voluto ricordare l’amico e collega Nicholas Brendon, scomparso recentemente, con cui aveva condiviso il set di “Buffy”. “È sempre una tragedia perdere qualcuno, soprattutto quando succede troppo presto”, dice con emozione. “Lui era una parte fondamentale della serie. Ha portato gioia a tantissime persone, e questo resterà per sempre”.
Tra memoria e futuro, Sarah Michelle Gellar continua così il suo percorso, sospesa tra nostalgia e nuove sfide, con la stessa determinazione che l’ha resa un volto indelebile della cultura pop. E con un pubblico che, a distanza di decenni, non ha mai smesso di seguirla.
Alberto Leali