Il ritorno dei Wayans tra nostalgia, citazioni compulsive e risate a intermittenza. Al cinema dal 4 giugno con Eagle Pictures
Per oltre un decennio il franchise di Scary Movie è rimasto sepolto sotto la stessa lapide che aveva contribuito a costruire: quella della parodia cinematografica consumata fino all’esaurimento. Tredici anni dopo l’ultimo, dimenticabilissimo capitolo, la saga torna però a bussare alla porta del pubblico con una domanda semplice quanto rischiosa: nel 2026 c’è ancora spazio per una commedia horror che vive esclusivamente prendendo in giro i film degli altri?
La risposta che offre Scary Movie 6 non è né un sì convinto né un no definitivo. È piuttosto una smorfia divertita, a metà strada tra il revival nostalgico e il tentativo di inseguire un presente che corre troppo veloce.
La notizia che aveva acceso l’entusiasmo dei fan era il ritorno della famiglia Wayans. Shawn e Marlon tornano davanti alla macchina da presa nei panni degli storici Ray e Shorty, ma soprattutto recuperano il controllo creativo del progetto insieme a Keenen Ivory Wayans, l’uomo che aveva diretto i primi due capitoli e contribuito a trasformare il franchise in un fenomeno pop dei primi anni Duemila.
Accanto a loro ritroviamo Anna Faris e Regina Hall, ancora irresistibili nei ruoli di Cindy e Brenda. Ed è proprio quando le due veterane condividono lo schermo che il film ricorda perché questa saga fosse diventata così amata: la loro alchimia comica è rimasta sorprendentemente intatta.
Come da tradizione, parlare della trama è quasi inutile. C’è un nuovo serial killer, ci sono adolescenti da salvare e una serie infinita di situazioni assurde che servono solo da trampolino per le parodie. Il vero motore del film è infatti la sua gigantesca caccia al riferimento cinematografico.
Nel mirino finiscono praticamente tutti gli horror che hanno segnato l’ultimo decennio: Smile, M3GAN, The Substance, Terrifier, Get Out, Sinners, Final Destination, i nuovi Scream e molti altri. Il problema è che questa abbondanza finisce spesso per trasformarsi in ingordigia.
Se i primi Scary Movie costruivano intere sequenze comiche partendo da pochi bersagli ben identificati, qui la strategia sembra essere quella del bombardamento continuo. Ogni due minuti arriva una nuova citazione, un nuovo cameo, una nuova strizzata d’occhio allo spettatore. Il risultato è un film che corre incessantemente da un riferimento all’altro senza trovare il tempo di sviluppare davvero le sue idee migliori.
La differenza è sottile ma decisiva. Le vecchie parodie funzionavano perché usavano il film preso di mira come materiale da deformare. Qui, troppo spesso, il semplice riconoscimento del riferimento sostituisce la battuta. Lo spettatore sorride perché riconosce la scena originale, non perché la sua reinterpretazione sia realmente brillante.
Eppure i lampi di follia autentica non mancano. Una lunga sequenza ispirata a Final Destination dimostra che il franchise possiede ancora il talento per trasformare l’assurdo in comicità pura. Anche l’apertura del film, feroce e imprevedibile, è uno dei momenti più riusciti dell’intera operazione. Quando smette di rincorrere l’attualità e si concede il lusso di essere semplicemente stupido nel modo più creativo possibile, Scary Movie 6 ricorda improvvisamente il proprio DNA.
Dove invece il film mostra maggiormente la corda è nella gestione dell’umorismo contemporaneo. Le battute sulla cultura woke, sulle tensioni politiche americane e sulle ossessioni social del presente sembrano inserite quasi per obbligo contrattuale. Colpiscono raramente il bersaglio e invecchiano già mentre vengono pronunciate.
Anche la nuova generazione di personaggi resta schiacciata dal peso della nostalgia. I giovani protagonisti appaiono più come imitazioni dei vecchi eroi che come figure capaci di raccoglierne davvero l’eredità. È il segnale di un film che guarda costantemente nello specchietto retrovisore e fatica a immaginare il proprio futuro.
Alla fine, Scary Movie 6 assomiglia a una rimpatriata tra vecchi amici. È piacevole rivedere volti familiari, alcune battute centrano ancora il bersaglio e qua e là riaffiora quella comicità demenziale che aveva reso il franchise un fenomeno generazionale. Ma la sensazione dominante è che il film si affidi troppo al ricordo di ciò che è stato e troppo poco alla voglia di reinventarsi.
Non è il disastro che molti temevano dopo il quinto capitolo. Ma non è nemmeno il ritorno trionfale che la reunion dei Wayans lasciava immaginare.
Più che rilanciare la saga, Scary Movie 6 sembra chiedersi se la parodia horror abbia ancora un posto nel cinema contemporaneo. E la risposta che trova, tra una gag riuscita e dieci citazioni di troppo, è divertente quanto malinconica: forse sì, ma soltanto se saprà tornare a inventare invece di limitarsi a ricordare.
Ilaria Berlingeri