A Roma due mostre mettono in dialogo generazioni e linguaggi diversi: l’energia iconica di Mario Schifano e la dimensione mentale della pittura di Marco Tirelli
Palazzo Esposizioni Roma inaugura la primavera dell’arte con due mostre che mettono a confronto due momenti e due visioni della pittura italiana contemporanea: la grande retrospettiva dedicata a Mario Schifano e il nuovo progetto espositivo di Marco Tirelli. Un dialogo tra generazioni e linguaggi che attraversa oltre mezzo secolo di ricerca artistica.
Dal 17 marzo al 12 luglio 2026 il Palazzo ospita infatti una vasta retrospettiva dedicata a Mario Schifano, tra le figure più influenti dell’arte italiana del secondo Novecento. Curata da Daniela Lancioni, la mostra riunisce oltre cento opere provenienti da collezioni pubbliche e private italiane e internazionali e ripercorre cronologicamente le diverse fasi della ricerca dell’artista.
Il percorso espositivo segue l’evoluzione del suo linguaggio dagli esordi informali degli anni Cinquanta ai celebri monocromi del 1960, superfici pittoriche compatte che segnano il suo ingresso sulla scena artistica internazionale. Da quel momento la pittura di Schifano si apre progressivamente al mondo delle immagini contemporanee: segnali stradali, loghi commerciali, frammenti fotografici e paesaggi televisivi entrano nelle tele trasformando la superficie del quadro in uno spazio di collisione tra pittura e cultura visiva.
Pur dialogando con la Pop Art, Schifano sviluppa una ricerca autonoma in cui il gesto pittorico mantiene una forte dimensione lirica ed emotiva. L’artista esplora inoltre la serialità e l’espansione dell’immagine nello spazio, come dimostrano i grandi cicli pittorici e la ricostruzione della camera da pranzo dipinta nel 1968 per una casa romana, presentata nella rotonda del Palazzo come ambiente immersivo.
La mostra dedica spazio anche alle sperimentazioni cinematografiche dell’artista, con un programma di proiezioni nella Sala Cinema che restituisce la dimensione interdisciplinare della sua ricerca. Nel corso della sua carriera Schifano ha infatti integrato pittura, fotografia, televisione e cinema in un unico campo visivo, trasformando la tela in un luogo di attraversamento delle immagini della modernità.
Accanto a questa retrospettiva storica, Palazzo Esposizioni presenta anche Marco Tirelli – Anni luce, progetto espositivo a cura di Mario Codognato che riunisce oltre quaranta opere realizzate appositamente per gli spazi del museo. Considerato tra i protagonisti del rinnovamento della pittura italiana dagli anni Settanta, Tirelli costruisce un percorso immersivo fatto di geometrie, ombre e simboli sospesi.
Le opere, distribuite nelle sale come un unico organismo visivo, funzionano come “finestre sul mondo”: ogni lavoro mantiene la propria autonomia ma allo stesso tempo entra in relazione con gli altri, generando una trama visiva che trasforma lo spazio espositivo in una sorta di teatro della memoria. Luce e oscurità diventano gli elementi fondamentali di una pittura che indaga dimensioni mentali e cosmiche dell’immagine.
Le due mostre, pur profondamente diverse, dialogano tra loro mettendo in relazione due modi opposti di intendere la pittura: da un lato l’energia iconica e mediatica di Schifano, capace di intercettare il flusso delle immagini contemporanee; dall’altro la ricerca più introspettiva e metafisica di Tirelli, costruita su simboli, geometrie e percezioni luminose.
Il risultato è un confronto tra epoche e sensibilità artistiche che restituisce la vitalità della pittura italiana, confermando il ruolo di Palazzo Esposizioni come spazio di riflessione sul contemporaneo.
Alberto Leali