Quando la vita va in standby: risate e verità senza filtro sul palco dal 7 al 24 maggio
C’è una generazione che vive con il telefono sempre in mano, le notifiche accese e le emozioni spesso in modalità silenziosa. È quella dei quarantenni di oggi: apparentemente arrivati, ma interiormente ancora in bilico. Ed è proprio questo equilibrio precario il cuore pulsante di “Scusa sono in riunione… ti posso richiamare?”, la commedia che dal 7 al 24 maggio approda al Teatro Manzoni di Roma.
Scritta, diretta e interpretata da Gabriele Pignotta, la pièce trascina il pubblico dentro un vortice di situazioni paradossali e incredibilmente familiari. Accanto a lui, un cast affiatato – Clizia Fornasier, Fabio Avaro, Siddhartha Prestinari e Nick Nicolosi – dà vita a un gruppo di amici che si muove tra ambizioni mai del tutto soddisfatte, relazioni complicate e una dipendenza digitale che amplifica ogni fragilità.
Tutto inizia quasi per gioco. Uno scherzo, una leggerezza, qualcosa che dovrebbe restare confinato a una risata tra amici. Ma basta poco perché la realtà si deformi, trasformandosi in un meccanismo mediatico imprevedibile e fuori controllo. Da lì, la discesa è rapida: equivoci a catena, verità che si sgretolano e identità che iniziano a incrinarsi.
Il ritmo è serrato, quasi cinematografico. Le battute si rincorrono, i personaggi si smascherano, e dietro ogni risata si insinua una domanda scomoda: quanto di ciò che mostriamo è autentico? E quanto, invece, è costruito per essere accettati, visti, approvati?
Pignotta tratteggia i suoi protagonisti senza sconti ma con una profonda tenerezza. Non eroi, non vincenti, ma esseri umani pieni di contraddizioni. Fragili, insicuri, spesso sopraffatti da uno stress che non sanno più nominare. Eppure, proprio in questa imperfezione, diventano incredibilmente vicini. Riconoscibili. Veri.
La commedia si muove così su un doppio binario: da un lato diverte con situazioni brillanti e dialoghi taglienti, dall’altro colpisce per la lucidità con cui racconta il nostro tempo. Un’epoca in cui siamo sempre connessi, sempre raggiungibili, eppure sempre più soli.
Con una messa in scena curata nei dettagli – dalle scenografie alle luci, passando per costumi e musiche – lo spettacolo costruisce un universo dinamico e credibile, capace di coinvolgere lo spettatore dall’inizio alla fine.
Alla fine, tra una risata e l’altra, resta una sensazione chiara: forse non siamo poi così diversi da quei personaggi sul palco. Forse anche noi, almeno una volta, abbiamo detto “ti richiamo dopo”… senza sapere davvero quando – o se – lo avremmo fatto davvero.
Roberto Puntato