In scena dal 31 marzo al 2 aprile
Dal 31 marzo al 2 aprile 2026, la sala White dello Spazio Diamante ospita Sembra Amleto, scritto e interpretato da Francesco Zaccaro e diretto da Ivano Picciallo. Una produzione IAC Centro Arti Integrate e Malmand che si confronta con uno dei miti più potenti della scena teatrale, trasformandolo in un’esperienza intima, spiazzante e profondamente contemporanea.
Bastano pochi elementi scenici – una sedia, una tomba, una montagnola di terra – per evocare l’universo di Amleto. Ma qui il celebre testo shakespeariano non è semplicemente rappresentato: viene attraversato, smontato e ricostruito in una dimensione nuova, dove il confine tra attore e personaggio si fa sempre più sottile, fino quasi a dissolversi.
Indossare i panni di Amleto, in questo spettacolo, significa fare i conti con una verità scomoda: quella di aver sempre abitato un’identità che non ci appartiene davvero. È un viaggio fatto di nodi da sciogliere e fili da riannodare, un percorso che conduce lentamente alla caduta della maschera. E dietro quella maschera, finalmente, emerge il volto nudo dell’attore.
Il monologo si muove su un registro funambolico e grottesco, oscillando tra ironia e dolore, tra farsa e tragedia. La scena diventa uno spazio mentale in cui prendono vita e subito dopo vengono sepolti personaggi deformi, caricature che riflettono frammenti di un’identità in crisi. Fino all’atto più radicale: la sepoltura dello stesso Amleto.
Al centro di questo viaggio c’è la dimensione familiare, una trama intricata di relazioni irrisolte. In particolare, la figura della madre emerge come nodo emotivo cruciale. È sulla sua tomba che si riversano parole trattenute troppo a lungo, confessioni corrose dal silenzio, verità rimaste nell’ombra.
La regia di Ivano Picciallo costruisce uno spettacolo sospeso, in equilibrio precario tra realtà e finzione, vita e morte. Quando sembra che tutto sia stato detto, quando l’attore pare essersi liberato del peso del personaggio, ecco affiorare un residuo, un seme amaro impossibile da ignorare.
È allora che avviene la vera trasformazione: l’attore si spoglia progressivamente, abbandona ogni artificio, fino a compiere un gesto simbolico e potente – togliersi il “naso rosso”. Un passaggio dall’illusione alla consapevolezza, dalla maschera all’uomo.
Eppure, anche questa liberazione resta ambigua. Perché ciò che accade in scena “sembra” sempre qualcosa: sembra verità, sembra dolore, sembra confessione. Ma resta teatro. Una rappresentazione, forse necessaria, per avvicinarsi a ciò che non può essere detto fino in fondo.
Sembra Amleto è così un atto teatrale radicale, che interroga il senso stesso della recitazione e dell’identità. Uno spettacolo che scava sotto la superficie dei classici per portare alla luce una domanda essenziale: cosa resta, quando il personaggio muore?
Alberto Leali