A Roma cinque serate di inclusione e riscatto dal 23 al 27 marzo
Dal 23 al 27 marzo lo Spazio Rossellini di Roma ospita Le ali della libertà — quando il teatro libera e include, rassegna promossa da ATCL e ideata da Giovanni Anversa e Isabella Di Cola. Cinque spettacoli diversi per linguaggi e poetiche, ma uniti da un obiettivo comune: dare voce a chi vive ai margini — persone con disabilità, detenuti, giovani isolati o segnati da percorsi migratori.
Il titolo diventa manifesto: il teatro come spazio concreto di emancipazione. Non solo rappresentazione, ma esperienza viva capace di generare inclusione, consapevolezza e relazione. Salire sul palco si trasforma così in un gesto reale di libertà.
La rassegna coinvolge anche realtà culturali e accademiche del territorio, tra cui Università Roma Tre, Sapienza Università di Roma, Laboratorio Piero Gabrielli e Fondazione Teatro di Roma, rafforzando il legame tra arte e comunità.
Il programma
- 23 marzo – Mistero Buffo (di Dario Fo e Franca Rame, regia Eugenio Allegri)
Con Matthias Martelli. Un classico del teatro di narrazione che unisce comicità e satira per raccontare il punto di vista popolare. - 24 marzo – La comprensione della diversità (progetto di Roberto Gandini)
Lavoro del Laboratorio Gabrielli con attori con e senza disabilità, ispirato a Pinocchio e alla ricerca dell’identità. - 25 marzo – Hikikomori (di Vito Alfarano)
Una creazione coreografica che esplora, attraverso la danza, l’isolamento giovanile e il ritiro dalla vita sociale. - 26 marzo – La Caja de Concreto (con Lorent Saleh, regia Alessandro Ienzi)
Testimonianza scenica di prigionia e resistenza, tra corpo, spazio e libertà interiore. - 27 marzo – G+R. Di muri abbattuti e cuori aperti (di Bartolini/Baronio)
Spettacolo collettivo ispirato a Romeo e Giulietta, tra amore, identità e libertà.
Più che una semplice rassegna, Le ali della libertà si propone come un percorso civile e poetico: la dimostrazione che il teatro può ancora essere uno strumento potente di trasformazione sociale, capace di costruire comunità e aprire nuovi spazi di ascolto.
Roberto Puntato