Al cinema dal 26 marzo con Filmclub Distribuzione. Nel cast anche Matilde Gioli, Massimo Ceccherini, Max Mazzotta, Caterina Guzzanti, Massimiliano Bruno, Lorenzo Zurzolo e Pilar Fogliati
Con Strike – Figli di un’era sbagliata, il trio formato da Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico firma un esordio ambizioso e imperfetto, ma animato da una sincerità che raramente si incontra nelle opere prime. Il film prova a tenere insieme più sfide: raccontare le dipendenze senza moralismi, trasporre una matrice teatrale sullo schermo e, allo stesso tempo, costruire una commedia capace di alternare leggerezza e dolore.
La storia ruota attorno a tre ventenni che si incontrano in un contesto poco esplorato dal cinema italiano, il Ser.D., spazio sospeso dove le fragilità emergono senza filtri. Dante (Gabriele Berti) è uno studente di psicologia introverso e irrisolto, Pietro (Giovanni Nasta) un ragazzo incastrato in piccoli guai legati alla marijuana, mentre Tiziano (Diego Tricarico) combatte con una dipendenza più dura e autodistruttiva. Il loro incontro, inizialmente casuale, si trasforma gradualmente in un legame che diventa il vero cuore emotivo del racconto.
Ciò che colpisce è l’approccio al tema: il film evita toni giudicanti e preferisce concentrarsi sulle relazioni, sulle pause, sugli scambi imperfetti tra i personaggi. Le dipendenze non vengono spettacolarizzate, ma inserite in un quadro più ampio di smarrimento generazionale. In questo senso, l’opera riesce a intercettare un disagio diffuso: quello di chi si sente fuori posto in un mondo che pretende sicurezza e direzione anche quando mancano entrambe.
Dal punto di vista narrativo, però, emergono i limiti tipici di un debutto. Alcuni passaggi risultano troppo esplicativi, quasi didascalici, e certe dinamiche appaiono forzate o poco sviluppate. È evidente la matrice teatrale, soprattutto nei dialoghi e nella costruzione delle scene, che a volte sacrificano la naturalezza cinematografica. Eppure, proprio questa dimensione “artigianale” contribuisce a rendere il film autentico, come se fosse più vissuto che costruito.
Il cast di supporto aggiunge spessore e varietà. Matilde Gioli e Massimo Ceccherini portano esperienza e misura, mentre Massimiliano Bruno offre una presenza incisiva nel ruolo del padre ingombrante. Pilar Fogliati e Lorenzo Zurzolo contribuiscono a delineare un universo di personaggi credibili, sospesi tra eccesso e vulnerabilità. Interessanti anche le incursioni di Caterina Guzzanti e Kyshan Wilson, che arricchiscono il tono del film con sfumature diverse.
Lo stile oscilla costantemente tra commedia e dramma: si ride, spesso grazie alle dinamiche tra i protagonisti, ma si viene anche colpiti da momenti di forte intensità emotiva. Alcune scene riescono a restare impresse proprio per questa capacità di passare dal registro leggero a quello più intimo senza soluzione di continuità.
In definitiva, Strike – Figli di un’era sbagliata non è un film privo di difetti, anzi. La struttura è a tratti fragile e alcune scelte narrative risultano acerbe. Tuttavia, è proprio nella sua imperfezione che trova forza: è un racconto onesto, che preferisce l’empatia allo spettacolo e mette al centro il bisogno universale di essere ascoltati. Più che offrire risposte, il film apre uno spazio di confronto, suggerendo che, anche nei percorsi più difficili, la possibilità di salvarsi passa spesso attraverso gli altri.
Giancarlo Giove