Tra memoria storica e cucina contemporanea, lo storico indirizzo di via Flavia riapre con una nuova anima, firmata da Luca Di Clemente e dallo chef Andrea Lattanzi
Dopo otto anni di silenzio, la storica Taverna Flavia di via Flavia 11, nel prestigioso quartiere Ludovisi, riapre le sue porte e torna a raccontare una delle pagine più affascinanti della ristorazione romana. Un luogo simbolo della Dolce Vita, a due passi da via Veneto, che per decenni ha incarnato un’idea di ospitalità autentica e magnetica, capace di attrarre star di Hollywood, grandi nomi della musica e protagonisti del jet set internazionale.
L’anima storica della Taverna Flavia era quella del suo fondatore, Mimmo Cavicchia, oste carismatico e indimenticato, scomparso nel 2016. Con il suo stile diretto, familiare e mai artefatto, Cavicchia aveva trasformato una semplice taverna in un salotto romano frequentato da Audrey Hepburn, Frank Sinatra, Ava Gardner, Liz Taylor, Sophia Loren, Claudia Cardinale, fino ad arrivare a Hugh Grant, Al Pacino, Sharon Stone e Quentin Tarantino. Oggi quello spirito rivive, reinterpretato con rispetto e visione.
Una nuova gestione, tra coraggio e continuità
A raccogliere l’eredità della Taverna Flavia è Luca Di Clemente, imprenditore romano già noto per il successo di Breccia Trattoria Moderna e Bacco al Pretorio, entrambi nati in un periodo complesso come quello della pandemia. La sua sfida è chiara: riportare in vita un’icona senza trasformarla in una copia nostalgica di sé stessa.
Il risultato è un ambiente rinnovato, minimal e contemporaneo, con velluti rosa e grigi, legni caldi, carta da parati elegante, e le storiche arcate in mattoni a vista a ricordare il passato. Sulle pareti, le immagini delle icone che hanno fatto la storia del locale restano come un filo diretto con la sua anima originaria.
La cucina: tradizione reinventata
La vera rinascita passa però dalla cucina, affidata allo chef Andrea Lattanzi (classe 1995). Romano, formazione classica e importanti esperienze tra Italia e Francia, Lattanzi propone una cucina che parte dalla memoria dei sapori di casa e li rilegge con tecnica moderna, leggerezza e precisione.
Il suo manifesto è semplice e ambizioso: tradizione senza rigidità. Roma resta al centro, ma dialoga con fondi, salse e cotture apprese Oltralpe, con un uso misurato e intelligente del burro e una grande attenzione al “ben cotto”.
I piatti da non perdere
Nel menu convivono grandi classici e intuizioni creative. Tra gli antipasti spiccano:
- Salvia fritta ripiena di gorgonzola con chutney di uva e anice
- Pizza e mortazza in crocchetta, con panatura di pizza bianca e cipolla rossa caramellata
- Ovetto in purgatorio, con uovo strapazzato al pomodoro, pecorino, mentuccia e pane al cioccolato
Tra i primi:
- Spaghettone al padellino alla Norcina, ispirato alla frittata di pasta
- Risone al “formaggino mio”, con estrazione di bufala e sorpresa di ragù di cortile
- Amatriciana, preparata con una lunga e paziente cottura della salsa
Nei secondi:
- Il nostro galletto, cotto prima sottovuoto e poi laccato con jus de volaille e “finto miele” di pere
- Involtino del contadino, vegetariano, con verza, patate al burro nocciola, parmigiano e mirtilli fermentati
Chiudono il percorso dolci che omaggiano la tradizione con eleganza:
- Torta di mele con zabaione
- Zuppa inglese
- Marisù, maritozzo al caffè con crema al mascarpone
- Panna cotta alla lavanda con caramello di susine e origano
Un ritorno che guarda avanti
La nuova Taverna Flavia non è un’operazione nostalgia, ma un progetto solido e contemporaneo che restituisce a Roma un luogo storico, rendendolo attuale. Qui la Dolce Vita non è un ricordo ingiallito, ma una sensazione viva, che passa dall’accoglienza, dai piatti e da quel sottile equilibrio tra passato e presente che rende certi luoghi davvero senza tempo.
Roberto Puntato