Dal 2 al 5 ottobre, la compagnia I PESCI porta in scena una potente allegoria firmata da Mario De Masi. Una riflessione sul potere che disgrega, come una stella che implode su se stessa
Il Teatro India inaugura la nuova stagione teatrale con un progetto che segna con forza la direzione intrapresa: dare spazio a voci originali, capaci di esplorare il presente attraverso linguaggi innovativi e visioni radicali. La scelta del primo spettacolo non è casuale: si tratta di “Supernova”, produzione della compagnia I PESCI, scritta e diretta da Mario De Masi, in scena dal 2 al 5 ottobre.
Un’opera che intreccia simbolismo cosmico e realismo familiare, raccontando con crudezza e poesia la disgregazione dei legami dopo la morte del padre. Tre fratelli si trovano improvvisamente costretti a fare i conti con il lutto e con un’eredità emotiva che pesa come un buco nero. Il collasso di un equilibrio già fragile innesca una catena di reazioni che travolge ogni relazione.
Al centro della vicenda, una figura madre che è al tempo stesso centro gravitazionale e forza distruttiva: nutrice, ma anche ostacolo. Figura arcaica e contemporanea, la madre rappresenta l’origine e la fine, oggetto di affetto, ambizione, rabbia e conflitto. È attorno a lei che ruotano, si allontanano e infine si scontrano i tre protagonisti.
Un’esplosione cosmica come metafora sociale
Il titolo non è solo evocativo: la supernova, evento astronomico di straordinaria energia, diventa metafora perfetta di ciò che accade nel microcosmo della famiglia. Una stella che ingloba, esplode e poi implode: così avviene nel racconto scenico, dove il lutto si fa detonatore, e ciò che resta è un campo di macerie emotive da cui forse può nascere una nuova consapevolezza.
Lo spettacolo è anche un’indagine sul concetto di potere, non come dominio esplicito, ma come esito naturale del desiderio: il desiderio di essere riconosciuti, di affermarsi, di uscire dall’ombra familiare. In questa lotta per il ruolo – dentro la famiglia come nella società – si consumano frustrazioni, dipendenze, illusioni.
La parola al regista
«Supernova è la madre, ma anche la società. È potere, desiderio, vuoto. È tutto ciò che tiene insieme e allo stesso tempo spinge alla deriva», racconta Mario De Masi, autore e regista.
E continua:
«Racconto una famiglia come tante, con un padre morto improvvisamente e tre figli ormai adulti a forza. C’è chi fugge, chi resta, chi si immobilizza. La madre, centro ineluttabile e ambivalente, li ha generati e formati. Ma nel momento in cui lei stessa si spegne, i loro mondi implodono. Come una stella, la madre ha attratto tutto a sé, e alla sua morte restano solo detriti, memorie e desideri in conflitto».
De Masi sottolinea che lo spettacolo vuole essere uno specchio deformante della società:
«La famiglia è il primo nucleo sociale, dove impariamo i ruoli, i rapporti di forza, l’identità. Ma è anche il primo luogo dove tutto può rompersi. In “Supernova” mostro come il potere – in forma affettiva, economica o simbolica – agisca come forza centrifuga che disgrega. È solo nel guardare in alto, come facevano da bambini, che i protagonisti riescono per un attimo a ritrovare senso, a sentirsi parte dell’universo, a ricordare la loro umanità».
Un teatro che osserva il presente
Con “Supernova”, il Teatro India apre una stagione all’insegna della ricerca e della contemporaneità, confermandosi punto di riferimento per l’indagine artistica sui nodi irrisolti del nostro tempo. In questo spettacolo convivono la tragedia e l’ironia, il mito e la cronaca, in un gioco scenico che interroga lo spettatore e lo spinge a guardare dentro sé stesso.
Alla fine, resta una fuga che si chiude in un ritorno. Come scrive De Masi: “Si scappa dalla morte per tornare alla morte”. Ma anche in questo eterno ritorno può nascondersi un’occasione di rinascita.
Alberto Leali