Il teatro di figura che interroga l’identità. Dal 4 all’8 marzo 2026, marionette e attrici si specchiano nei ruoli dell’esistenza
Dal 4 all’8 marzo 2026 il palcoscenico del Teatro India accoglie il raffinato universo del teatro di figura firmato da Natacha Belova e Tita Iacobelli. Due spettacoli, due traiettorie poetiche, un unico filo conduttore: l’identità come territorio fragile e mutevole, sospeso tra memoria e rappresentazione.
Il dittico si apre il 4 e 5 marzo con Tchaïka, creazione liberamente ispirata a Il gabbiano di Anton Čechov. In scena un’attrice e un grande burattino a grandezza umana danno vita a un vertiginoso gioco di riflessi. Protagonista è un’interprete al tramonto della carriera, chiamata a incarnare Arkadina un’ultima volta. La memoria si incrina, i confini tra vita privata e personaggio si dissolvono, e la figura del burattino diventa proiezione e doppio, corpo che trattiene ciò che la mente smarrisce. Il teatro si trasforma così in uno spazio liminale dove finzione e realtà si contaminano, restituendo un ritratto struggente della condizione dell’attore — e, più in generale, dell’essere umano — alle prese con il tempo che passa.
Il 7 marzo (ore 20) e l’8 marzo (ore 18) è la volta di Loco, ispirato al Diario di un pazzo di Nikolaj Gogol’. Qui la scena si anima attraverso due interpreti e un burattino che si fanno corpo plurale, incarnazione cangiante di Poprishchin, oscuro funzionario che scivola progressivamente nella follia. Tra slanci amorosi, frustrazioni sociali e deliri di grandezza — fino alla convinzione di essere il re di Spagna — il protagonista costruisce un’identità alternativa per sottrarsi alla propria irrilevanza. La regia non indulge nella patologia, ma scava nel bisogno universale di riconoscimento, nell’urgenza di “apparire” per esistere. Ne emerge una parabola surreale e poetica che interroga il nostro presente, dominato dalla performance e dall’esibizione di sé.
Le repliche romane sono co-realizzate con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, a conferma del respiro internazionale della compagnia.
La collaborazione tra Belova e Iacobelli nasce nel 2015 in Cile come laboratorio sperimentale dedicato al teatro di figura contemporaneo. Da quell’incontro prende forma un percorso artistico che fonde tradizione e ricerca visiva, parola e materia, attore e marionetta. Belova, formatasi tra Russia e Belgio, ha sviluppato negli anni un linguaggio personale nel teatro di figura, mentre Iacobelli, attrice e regista cilena, unisce alla pratica attoriale un’intensa esperienza nella regia e nella formazione. Insieme hanno dato vita a un progetto che ha conquistato pubblico e critica internazionale, ottenendo numerosi riconoscimenti tra Cile ed Europa.
Con Tchaïka e Loco, il teatro di figura si fa strumento filosofico oltre che poetico: un’arte capace di attraversare i classici per parlare al presente, mettendo a nudo la nostra incessante ricerca di un ruolo nel grande palcoscenico del mondo.
Alberto Leali