Al cinema dal 27 agosto distribuito da Walt Disney
Ridley Scott torna a guardare il futuro, ma stavolta senza alieni, replicanti o pianeti lontani. In The Dog Stars – Le stelle dopo la fine, tratto dal romanzo di Peter Heller, l’apocalisse è già passata: non resta da combattere la fine del mondo, ma capire che cosa valga ancora la pena salvare.
Hig, interpretato da Jacob Elordi, vive in un Colorado irriconoscibile, arroccato in una piccola base insieme al suo cane e a un ruvido ex militare, Josh Brolin. Un aereo leggero, qualche arma e una radio sono tutto ciò che resta di una civiltà svuotata da una pandemia. E proprio quella radio, con la sua voce intermittente, diventa il richiamo verso un altrove possibile.
È qui che Scott cambia prospettiva. In Alien l’ignoto aveva la forma di una creatura da cui fuggire; in Blade Runner era una domanda sull’identità; in The Martian la sopravvivenza passava attraverso la scienza e l’ingegno. Qui, invece, il vero mistero sono gli altri esseri umani. Dopo una catastrofe che ha distrutto quasi tutto, il problema non è soltanto restare vivi: è tornare a fidarsi.
Il film è attraversato da una strana malinconia post-pandemica. La paura del contagio, la distanza fisica, l’ossessione per la salute sembrano echi deformati di un’esperienza che conosciamo fin troppo bene. Scott la mescola con il western, il survival movie e persino una dimensione sentimentale, mentre i paesaggi italiani – dal Friuli all’Abruzzo, fino alla campagna romana – diventano un’America sospesa e quasi mitologica.
Non tutto però trova lo stesso equilibrio. La storia a tratti appare troppo esile per contenere l’immaginario di Scott e alcuni passaggi sembrano seguire sentieri già battuti dal cinema post-apocalittico. Eppure il regista continua ad avere un talento quasi istintivo per trasformare un paesaggio in racconto: le montagne, i silenzi, i tramonti e soprattutto le sequenze di volo regalano al film alcune delle sue immagini più belle.
Il vero protagonista nascosto potrebbe essere proprio quell’aereo che attraversa cieli enormi e terre svuotate. È una macchina fragile, ma ancora capace di collegare due punti del mondo. Una metafora forse semplice, ma coerente con l’idea più interessante del film: quando tutto è finito, sopravvivere non basta. Bisogna trovare qualcuno verso cui volare.
The Dog Stars non è un nuovo Blade Runner, e probabilmente non pretende di esserlo. È piuttosto un film crepuscolare, imperfetto ma curioso, in cui uno dei grandi visionari della fantascienza prova a raccontare non tanto la fine dell’umanità, quanto il suo possibile ritorno alla relazione.
Ilaria Berlingeri