In concorso a Venezia, arriva nelle nostre sale il 10 settembre con 01 Distribution
Presentato in concorso alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia, The Echo Chamber, diretto da Andrea Pallaoro e interpretato da Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, nasce dall’ultimo progetto sceneggiato da Bernardo Bertolucci insieme a Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi.
Pallaoro raccoglie questa eredità e la trasforma in un dramma intimo, quasi claustrofobico, ambientato principalmente all’interno di un appartamento londinese. L’appartamento diventa una vera e propria “cassa di risonanza”, uno spazio nel quale emozioni, ricordi, ossessioni e ferite continuano a ripetersi. I personaggi sembrano infatti intrappolati negli stessi comportamenti, incapaci di liberarsi completamente l’uno dell’altra.
Al centro della storia c’è Leo, un produttore musicale interpretato da Luca Marinelli. È un uomo di successo, ma anche profondamente fragile, segnato da un forte dolore fisico e dalla dipendenza dai farmaci antidolorifici. La sua vita cambia con l’arrivo di Anne, interpretata da Alicia Vikander, una professionista che inizialmente si occupa di lui e delle sue condizioni fisiche. Tra i due nasce progressivamente un rapporto che va oltre la semplice cura: la vicinanza diventa attrazione, l’attrazione diventa bisogno e il bisogno finisce per trasformarsi in una relazione sempre più difficile da controllare.
Il punto di forza di The Echo Chamber è probabilmente la sua capacità di trasformare uno spazio ristretto in una rappresentazione dello stato d’animo dei protagonisti. L’appartamento non è soltanto il luogo nel quale si svolge la vicenda: diventa quasi un personaggio, una prigione emotiva dalla quale Leo e Anne non riescono a uscire. Andrea Pallaoro sceglie un linguaggio cinematografico lento e rigoroso, fatto di silenzi, attese e momenti nei quali apparentemente accade poco. Questa scelta può risultare affascinante, perché permette allo spettatore di percepire il disagio e la solitudine dei personaggi, ma può anche diventare il principale limite del film.
A convincere maggiormente è la chimica tra i due attori protagonisti: Luca Marinelli costruisce un Leo fisicamente e psicologicamente tormentato; Alicia Vikander offre un’interpretazione molto trattenuta e la sua Anne rimane volutamente difficile da decifrare.
Nonostante le buone interpretazioni e un’atmosfera molto particolare, The Echo Chamber presenta anche alcuni limiti evidenti, quello più visibile arriva negli ultimi venti minuti. Nel finale, infatti, il film cambia improvvisamente registro. Un incidente modifica la direzione della storia e rende molto più esplicito il conflitto tra i due personaggi.
Quello che fino a quel momento era stato raccontato attraverso piccoli gesti e silenzi viene portato verso una conclusione più drammatica e diretta. Il passaggio è così brusco da sembrare quasi appartenere a un film diverso. La prima parte, dunque, convince maggiormente quando osserva i personaggi senza giudicarli e senza fornire risposte immediate; negli ultimi minuti, invece, questa libertà interpretativa si riduce. Il risultato è un epilogo che può lasciare lo spettatore con la sensazione che il film abbia perso, proprio sul più bello, quella sottile ambiguità che lo aveva reso interessante.
Federica Rizzo