Al cinema dal 16 settembre con I Wonder Pictures
Basta una cena tra vicini per far saltare in aria un matrimonio? In The Invite sì, soprattutto quando gli invitati hanno molto più da raccontare di quanto i padroni di casa siano pronti ad ascoltare.
Joe e Angela sono sposati da anni e ormai sembrano parlare una lingua fatta quasi esclusivamente di recriminazioni. Lui, musicista mancato diventato insegnante svogliato, vive con il peso dei propri fallimenti. Lei è intrappolata in una quotidianità che non le basta più. Tra i due è rimasto poco spazio per il desiderio e ancora meno per la tenerezza.
Poi arrivano i vicini del piano di sopra, Pina e Hawk, una coppia apparentemente libera, disinibita e perfettamente a proprio agio con le regole sentimentali che gli altri fingono di conoscere. La cena organizzata da Angela dovrebbe essere un innocuo incontro di cortesia. Diventa invece una partita a carte scoperte, in cui ogni confessione ne provoca un’altra e ogni certezza comincia lentamente a sgretolarsi.
Olivia Wilde, alla sua terza regia, costruisce una commedia brillante e velenosa che usa il sesso come pretesto per parlare di qualcosa di molto più complicato: l’incapacità contemporanea di distinguere la libertà emotiva dalla semplice fuga dalle proprie responsabilità.
Il bersaglio è soprattutto un certo radical chicchismo sentimentale, fatto di parole sofisticate, teorie sulla coppia e presunta apertura mentale. I quattro protagonisti parlano moltissimo di desideri e autenticità, ma proprio quando arriva il momento di essere davvero sinceri scoprono di essere fragili, gelosi e molto meno moderni di quanto vorrebbero apparire.
Seth Rogen è perfetto nei panni di Joe, ironico e spaesato, ma attraversato da una malinconia che va oltre la sua abituale comicità. Penélope Cruz porta a Pina sensualità e imprevedibilità, Edward Norton rende Hawk tanto affascinante quanto irritante, mentre la stessa Wilde interpreta Angela con un’ambiguità che mantiene fino all’ultimo il dubbio sulle sue vere intenzioni.
Il film, remake dello spagnolo Sentimental di Cesc Gay, non nasconde la propria origine teatrale: quattro personaggi, un appartamento, una serata che progressivamente si trasforma in un campo di battaglia. Ma la regia di Wilde evita la staticità del semplice kammerspiel e imprime ritmo a una storia che alterna equivoci, tensione erotica e momenti di autentica amarezza.
Qualche svolta appare fin troppo costruita e l’accumulo di rivelazioni rischia a tratti di appesantire il meccanismo. Ma quando la farsa lascia spazio alla malinconia, The Invite trova il suo tono migliore.
Perché sotto il sesso, le provocazioni e le risate c’è una storia molto più semplice: quella di due persone che un tempo si amavano davvero e che forse hanno soltanto dimenticato come si fa.
E così, dopo una serata passata a parlare di libertà, desiderio e nuove regole dell’amore, il film sceglie il silenzio. Ed è proprio lì che, finalmente, dice la cosa più importante.
Ilaria Berlingeri