Quattro vite, molte domande e il bisogno di scegliersi ancora: lo spettacolo di e con Gabriele Pignotta racconta l’amore tra ironia e disincanto. In scena fino al 15 febbraio
Ieri sera, al Teatro Sistina, Ti sposo ma non troppo ha segnato l’inizio della sua nuova tappa romana, trovando subito una forte sintonia con il pubblico. Gabriele Pignotta, autore, regista e interprete, costruisce uno spettacolo leggero nel tono ma profondo nello sguardo, capace di raccontare le fragilità sentimentali di oggi.
La storia ruota attorno a quattro quarantenni alle prese con relazioni in bilico, desideri irrisolti e quella sensazione di smarrimento che spesso accompagna l’amore quando smette di essere una certezza. Le app di incontri, la paura della solitudine, i matrimoni che arrancano e le separazioni mai davvero digerite diventano il terreno su cui si sviluppa una trama costruita con precisione e ritmo.
Luca, interpretato con energia dallo stesso Pignotta, è un osteopata divorziato che vive un periodo di stanchezza emotiva e pratica, diviso tra il lavoro e l’amore per la figlia. Un equivoco legato al suo studio – scambiato per quello di uno psicologo – innesca una catena di situazioni impreviste che coinvolge Andrea, interpretata da una Vanessa Incontrada irresistibile, donna ferita da un tradimento che ha messo in frantumi il suo mondo affettivo. Accanto a loro, Carlotta e Andrea, la coppia interpretata da Siddhartha Prestinari e Fabio Avaro, incarnano il logoramento silenzioso di un matrimonio che, dopo molti anni, sembra aver perso la capacità di comunicare.
La forza dello spettacolo sta nella sua scrittura: vivace, mai scontata, capace di alternare battute fulminanti a momenti di autentica riflessione. Gli equivoci non sono mai fini a se stessi, ma diventano strumenti per raccontare il bisogno umano di essere visti, ascoltati, scelti. Il pubblico ride, spesso di gusto, ma si riconosce anche nei dubbi e nelle contraddizioni dei personaggi.
La regia gioca con il tempo e con lo spazio, spezzando talvolta la narrazione per permettere ai personaggi di osservare ciò che accade dall’esterno, come in un lucido “fuori onda” che aggiunge profondità e complicità con la platea. La scenografia mobile di Alessandro Chiti accompagna con efficacia i continui cambi di ambiente, mentre le luci di Maximiliano Lumachi scandiscono il passare delle ore e degli stati d’animo.
Notevole l’alchimia tra Pignotta e Incontrada: il loro dialogo scenico è naturale, credibile, mai forzato. Vanessa Incontrada dà vita a un personaggio che alterna fragilità e forza con una misura perfetta, passando dalla comicità più immediata a momenti di sincera emozione. Ottime anche le prove di Prestinari e Avaro, che restituiscono con precisione le tensioni di una coppia che si ama ancora ma non sa più come dirlo.
Ti sposo ma non troppo riesce così nell’intento più difficile: raccontare l’amore contemporaneo senza giudicarlo, mostrando i limiti delle scorciatoie emotive e la necessità, sempre attuale, di tornare al dialogo e alla presenza reale. Il pubblico del Sistina ha risposto con risate convinte e applausi prolungati, segno di uno spettacolo che intrattiene, coinvolge e lascia qualcosa anche dopo il calar del sipario.
Una commedia che fa bene al cuore e alla testa, consigliata a chi ha amato, ama o ha paura di ricominciare.
Roberto Puntato