Prodotto da Andy Muschietti, arriva al cinema il 26 marzo con Warner Bros. Pictures
C’è un tipo di cinema che non cerca equilibrio, ma l’impatto. Ti uccideranno appartiene esattamente a questa categoria: un film che punta tutto sull’eccesso, sull’energia e su una messa in scena che sembra voler travolgere lo spettatore più che accompagnarlo.
Kirill Sokolov costruisce un racconto che si muove fin da subito su binari estremi. La storia di Asia Reaves, donna dal passato torbido che accetta un lavoro in un lussuoso hotel newyorkese, è solo il punto di partenza per una discesa in un incubo sempre più frenetico. Il Virgil, infatti, non è un semplice luogo: è un labirinto vivo, ostile, che inghiotte chi lo attraversa e lo costringe a combattere per restare in vita.
La protagonista interpretata da Zazie Beetz è il vero motore del film. Non è la classica sopravvissuta terrorizzata, ma una figura già temprata, determinata e perfettamente consapevole di ciò che la circonda. Questa scelta ribalta le dinamiche tipiche dell’horror e permette alla narrazione di spostarsi rapidamente verso l’azione pura, senza passare per lunghe costruzioni di tensione.
Ed è proprio l’azione a dominare la scena. Combattimenti coreografati, armi improvvisate, inseguimenti e scontri che sfidano continuamente il senso del possibile: tutto contribuisce a creare un flusso ininterrotto di violenza spettacolare. Il film sembra quasi seguire una logica da videogioco, con una progressione a livelli che porta la protagonista ad affrontare ostacoli sempre più assurdi e pericolosi.
Dal punto di vista stilistico, Sokolov lavora per accumulo. Primi piani insistiti, movimenti di macchina nervosi, colori saturi e una regia che non si concede mai una pausa: ogni scelta è pensata per amplificare la sensazione di caos controllato. Il risultato è un’estetica riconoscibile, che gioca con riferimenti noti ma li rielabora in chiave più sporca e meno elegante.
Sotto la superficie, tra un’esplosione di violenza e l’altra, affiora anche un discorso più ampio. L’hotel diventa una rappresentazione distorta della società contemporanea, un sistema chiuso in cui pochi dominano e molti subiscono, dove il privilegio si difende con brutalità e l’umanità sembra un dettaglio trascurabile. Non è una riflessione particolarmente sottile, ma aggiunge un livello di lettura che arricchisce l’esperienza.
Il film, tuttavia, non sempre riesce a mantenere il controllo della propria ambizione. Nella parte finale la spinta a esagerare rischia di trasformarsi in sovraccarico, con sequenze che sembrano voler superare continuamente se stesse fino a sfiorare l’eccesso fine a sé stesso. È un limite evidente, ma anche coerente con l’identità dell’opera.
Alla fine, Ti uccideranno è un’esperienza più che un racconto: rumorosa, sanguinosa, volutamente sopra le righe. Non cerca di piacere a tutti e non fa nulla per nasconderlo. Chi accetta il gioco troverà un film che diverte proprio per la sua sfacciata esagerazione; chi invece cerca misura e tensione più classica potrebbe restarne respinto.
Alessandra Broglia