Jessie guida la ribellione dei giocattoli nell’avventura Pixar più attuale degli ultimi anni: una riflessione emozionante su tecnologia, amicizia e bisogno di essere visti. Al cinema dal 18 giugno distribuito da The Walt Disney Company Italia
C’era una volta la paura di finire in soffitta. O di essere dimenticati sotto un letto. In Toy Story 5 il nemico è molto più potente e silenzioso: un tablet acceso.
Il nuovo capitolo della saga Pixar sceglie infatti di confrontarsi con una delle questioni più delicate del nostro tempo, raccontando lo scontro tra il mondo dell’immaginazione concreta e quello delle connessioni digitali. Al centro della storia non c’è più Woody, ma Jessie, forse il personaggio che più di tutti porta dentro di sé il trauma dell’abbandono. Dopo Jennifer, dopo Andy, ora teme di perdere anche Bonnie, sempre più attratta dagli schermi e sempre meno dai giochi che un tempo riempivano le sue giornate.
Quando nella vita della bambina arriva il tablet intelligente Lilypad, per Jessie sembra l’inizio della fine. Ma il film evita con intelligenza la trappola più facile: trasformare la tecnologia nel cattivo di turno. La Pixar preferisce raccontare qualcosa di più complesso, mostrando come il problema non siano gli strumenti, ma l’uso che ne facciamo e le relazioni che rischiamo di sacrificare lungo il cammino.
Dietro l’avventura, le gag e i consueti battibecchi tra Woody e Buzz Lightyear, si nasconde una riflessione sorprendentemente profonda sul bisogno umano di essere riconosciuti. I giocattoli temono di diventare obsoleti, ma la stessa paura attraversa anche i bambini, spesso immersi in un mondo sempre più connesso eppure paradossalmente più solitario.
Bonnie fatica a trovare il proprio posto tra i coetanei, esclusa da dinamiche sociali che ormai passano attraverso chat e schermi. È qui che il film colpisce nel segno, raccontando una generazione che rischia di perdere il contatto diretto con gli altri proprio mentre è costantemente online.
Alla regia c’è Andrew Stanton, autore di capolavori come Wall-E e Alla ricerca di Nemo, che torna alle origini della saga contribuendo a darle nuova energia senza tradirne lo spirito. Accanto ai personaggi storici trovano spazio nuove figure riuscite, dal tablet Lilypad alla carismatica Blaze, in un equilibrio che permette alla storia di parlare al presente senza rinunciare alla nostalgia.
Le musiche di Randy Newman restano una certezza, mentre la colonna sonora si arricchisce della presenza di Taylor Swift, autrice e interprete del brano principale del film.
A differenza di molti sequel costruiti sulla sola nostalgia, Toy Story 5 ha qualcosa da dire. E lo fa ponendosi una domanda che riguarda tutti: cosa succede quando il mondo cambia più velocemente di noi?
La risposta non è una condanna della modernità, ma un invito a non dimenticare ciò che rende speciali le relazioni autentiche. Perché, suggerisce il film, crescere non significa soltanto sostituire il vecchio con il nuovo, ma imparare a riconoscere il valore delle persone e delle esperienze che ci hanno accompagnato fin lì.
Con il suo mix di emozione, umorismo e riflessione sociale, Toy Story 5 segna il ritorno della Pixar più ispirata. Un film che guarda al futuro senza smettere di credere nella forza della fantasia e che ricorda, a grandi e piccoli, una verità semplice: nessuna tecnologia può sostituire davvero la magia di sentirsi visti, ascoltati e amati.
Ilaria Berlingeri