Dal 29 settembre al 4 ottobre Alessandro Serra porta in scena una rilettura visionaria della tragedia di Sofocle affidata al grecanico, ai corpi, ai suoni e alle immagini
Ci sono storie che non finiscono mai di raccontarsi. Cambiano le epoche, le città, le lingue, ma alcune figure continuano a tornare, come fantasmi necessari. Edipo è una di queste. Re, straniero, figlio, padre, colpevole e vittima: il suo destino appartiene alla memoria dell’Occidente, ma Alessandro Serra prova a sottrarlo alla polvere della tradizione per restituirgli una forza originaria, quasi fisica.
Dal 29 settembre al 4 ottobre, il Teatro Vascello ospita “TRAGUDIA – Il canto di Edipo”, spettacolo liberamente ispirato alle opere di Sofocle e alla materia del mito, con la regia dello stesso Serra. In scena Alessandro Burzotta, Salvatore Drago, Francesca Gabucci, Sara Giannelli, Jared McNeill, Chiara Michelini e Felice Montervino.
Ma questo Edipo non vuole essere semplicemente una nuova messinscena di un classico. Serra parte da una domanda radicale: che cosa resta della tragedia quando il pubblico non possiede più il patrimonio mitico condiviso che un tempo permetteva agli spettatori di riconoscere immediatamente personaggi, colpe e destini?
La risposta non passa dalla semplificazione. Al contrario, passa dalla riscoperta di una lingua capace di restituire al mito il suo carattere rituale e musicale.
È il grecanico, lingua minoritaria ancora parlata in alcune comunità della Calabria meridionale, a diventare il cuore sonoro dello spettacolo. Una lingua antica, fragile, sopravvissuta ai secoli e al progressivo abbandono, che qui non viene utilizzata come semplice elemento folklorico, ma come strumento teatrale. Il testo è tradotto da Salvino Nucera, mentre voci e canti sono affidati a Bruno de Franceschi.
Il risultato è un Edipo che non viene spiegato: viene evocato. Le parole si intrecciano con il silenzio, i suoni con i corpi, la materia scenica con la luce. Serra firma infatti non soltanto la regia, ma anche scene, luci, suoni e costumi, costruendo un universo teatrale nel quale ogni elemento sembra appartenere a una civiltà ormai scomparsa e, nello stesso tempo, incredibilmente vicina.
La città di Tebe appare come un luogo consumato, quasi al termine della propria esistenza. Una comunità devastata dalla peste e dalla colpa, dove il potere non protegge più nessuno e la ricerca della verità diventa un viaggio dentro le proprie origini. Edipo, l’uomo che un tempo aveva salvato la città risolvendo l’enigma della Sfinge, scopre progressivamente che la minaccia che cerca fuori di sé coincide con la propria storia.
È qui che la tragedia assume una dimensione contemporanea. Perché Edipo non è soltanto l’uomo che scopre di aver ucciso il padre e sposato la madre. È soprattutto colui che non accetta di vivere nell’ignoranza. Continua a interrogare, a cercare, a mettere in discussione ciò che gli altri vorrebbero lasciare nell’ombra. La conoscenza diventa così una forma di destino.
E quando Edipo si priva della vista, il gesto può essere letto non soltanto come punizione, ma come una trasformazione: perdere gli occhi significa aprire un’altra possibilità di visione. La cecità fisica diventa l’inizio di una percezione diversa, più profonda, capace di condurlo oltre la dimensione del colpevole e della vittima.
Serra sembra dunque guardare alla tragedia come a una materia da disseppellire. Non per ricostruirla filologicamente, ma per capire se sotto le macerie sia ancora possibile trovare una scintilla.
Da questa prospettiva, “TRAGUDIA” è anche un lavoro sulla perdita: perdita del rito, della comunità, di un linguaggio condiviso, di un rapporto immediato con il sacro e con il mito. Ma proprio ciò che è andato perduto può diventare materia di invenzione.
Il teatro si trasforma allora in un luogo archeologico: non ricostruisce un mondo scomparso, ne ascolta i resti.
La ricerca di Serra ha già incontrato il riconoscimento internazionale. Al 64° International Theater Festival MESS lo spettacolo ha ricevuto il Golden Laurel Wreath Award – Grand Prix per il miglior spettacolo, oltre ai riconoscimenti per la regia di Alessandro Serra e per l’interpretazione di Chiara Michelini. Al lavoro sonoro è stato inoltre assegnato il Premio Radio Sarajevo “Sound of MESS”, per il miglior uso dei suoni in teatro. Un palmarès che racconta soprattutto quanto questa rilettura riesca a mettere in dialogo tradizione e sperimentazione.
“TRAGUDIA” non promette quindi un Edipo rassicurante né una versione museale di Sofocle. Porta in scena una domanda ancora aperta: cosa significa cercare la verità quando tutte le certezze che ci circondano sembrano già ridotte in rovina?
Forse è proprio in questa domanda che il mito torna a parlarci. E il Teatro Vascello, per una settimana, diventa il luogo in cui ascoltarne nuovamente la voce.
Alberto Leali