Nel cuore del Rione Campitelli, tre amici cresciuti nella ristorazione romana inaugurano un ristorante che fonde storia, contemporaneità e una cultura del fare misurata e autentica
Roma custodisce da sempre un genius loci unico, una stratificazione di epoche che nel Rione Campitelli trova uno dei suoi cuori più profondi. È in questo quadrante simbolo — sospeso tra Campidoglio e Palatino — che Francesco Brandini, Roberto Bonifazi e Daniele Gizzi hanno scelto di scrivere un nuovo capitolo della ristorazione capitolina. Amici fin dai banchi di scuola e cresciuti professionalmente tra cucine e sale della città, hanno trasformato un sogno condiviso in un progetto maturo e identitario: Tribuna Campitelli, aperto ufficialmente nel settembre 2025.
Un salotto contemporaneo nel palazzo del 1585
Il ristorante sorge in un palazzo storico del 1585, dove il rispetto della struttura originaria si intreccia con una narrazione moderna. Il progetto di interior firmato da Square Architects interpreta i vincoli architettonici come opportunità, modellando ambienti raccolti, una corte interna con fontana restaurata e una sequenza di sale — Lavinia, Tribuna, Capitolina — che alternano intimità e scorci aperti.
Gres, travertino, graniglia veneziana, cannettati, archi e cromie che oscillano tra verde profondo e toni “cotto” compongono un lessico neoclassico contemporaneo, coerente con l’identità del ristorante e con il racconto culinario.
L’ingresso è dominato dal bancone–manifesto, una scenografica bottigliera che dichiara la vocazione champagneria del locale. Ottone, specchiature bronzate e luci misurate fanno da ponte tra la storicità del palazzo e la modernità del progetto, introducendo l’ospite in un percorso narrativo che culmina nella corte interna.
La cucina: memoria romana e tecnica contemporanea
La proposta gastronomica di Tribuna Campitelli nasce da un dialogo costante tra tradizione e innovazione. Brandini e Bonifazi hanno costruito una grammatica culinaria di precisione, in cui la memoria del gusto romano e mediterraneo è riletta tramite tecniche attuali, cotture a bassa temperatura, salse alleggerite ed emulsioni limpide.
L’esperienza inizia con la panificazione espressa — pane ai semi, grissini al Grana e “burrolio” — e una selezione di ostriche che introduce il tema della materia prima come atto fondativo.
I primi piatti raccontano la filosofia dei tre soci con chiarezza:
- Spaghettone alle vongole mantecato con crema di pasta creata da stracottura e frullatura in ristretto di vongole;
- Mezza manica alla carbonara con sei pepi, guanciale a lenta cottura e pecorino stagionato oltre 20 mesi;
- Raviolone di San Domenico con tuorlo fondente, burro nocciola e spuma di grana;
- Calamarata di gamberi che alterna crudo e cotto con un finale di lardo e pesto di erbe.
Tra i secondi emergono l’astice in doppia preparazione, la faraona alla cacciatora alleggerita da una crema di zucchine alla scapece e il filetto di manzo con battuto di patate arrosto e salsa al vino rosso.
La pasticceria prosegue la stessa linea di rigore: dal tiramisù monoporzione modernissimo al dessert “banana, cioccolato, arachidi e caramello salato”, calibrato per consistenze e temperature.
L’aperitivo come rito
Il bancone non è solo un passaggio obbligato, ma un protocollo narrativo. L’aperitivo vive una propria autonomia culturale, con una drink list che intreccia classici eseguiti con rigore a percorsi dedicati come le Martini Experience o le Negroni Session. Le signature della serie “Campitelli Segreta” — come Il Capizucchi o Il Fontanone — traducono il territorio in un lessico liquido contemporaneo.
A corredo, una selezione gastronomica essenziale e precisa: tartine burro e caviale, Pata Negra pane e tomate, pinzimonio baby, fritti in panko asciutto, pan brioche con acciughe ed erbe, fino al cocktail di gamberi elegantemente rivisitato.
La carta degli Champagne, forte di 60 etichette, si integra architettonicamente con sala e cantina, trasformando l’aperitivo in un preludio naturale alla cena o in una meta autonoma.
Tre percorsi che convergono in un’unica visione
La forza di Tribuna Campitelli risiede nella complementarità dei suoi fondatori.
- Francesco Brandini, dallo studio umanistico alla cucina, ha sviluppato un’ossessione per la chiarezza del gusto e per la coerenza estetico-funzionale.
- Daniele Gizzi, maître e sommelier, lavora su accoglienza, relazioni e costruzione di una cultura del servizio rigorosa e accessibile.
- Roberto Bonifazi, cresciuto a contatto con la terra, porta una sensibilità profonda per materia prima, fondi e cotture lente.
La loro storia comune affonda le sue radici in Bottega Tredici (2018), prosegue con Tartarughe Bar e Bottega (2023) e si completa con il progetto vitivinicolo Cantina Tredici, che ha già debuttato con le prime etichette.
Ad affiancarli, il restaurant manager Gianluca Franceschini, regista silenzioso del servizio che anticipa i bisogni degli ospiti con discrezione e misura.
Una restituzione alla città
Tribuna Campitelli è un gesto culturale, una restituzione a Roma. Un luogo in cui classicità e modernità diventano dialogo quotidiano; dove tecnica, accoglienza e estetica si allineano in un’unica promessa: coerenza totale tra ciò che si vede, ciò che si vive e ciò che si assaggia.
Nel cuore del Rione Campitelli, il nuovo salotto gastronomico dei tre soci porta avanti l’idea che qualità, umanità e cura artigianale siano ancora i valori più contemporanei possibili.
Roberto Puntato