Dal 13 al 15 marzo uno spettacolo tra teatro, musica e improvvisazione ispirato agli universi letterari di Virginia Woolf e Fernando Pessoa
Dal 13 al 15 marzo il TeatroBasilica ospita Autobiografie di ignoti ovvero Barnum, spettacolo scritto, diretto e interpretato da Elena Bucci. Accanto a lei, al pianoforte, il musicista Fabrizio Puglisi esegue dal vivo le musiche originali che accompagnano un racconto scenico costruito tra parola, canto, improvvisazione e memoria.
Al centro dello spettacolo c’è un luogo apparentemente comune: un bar notturno. È qui che prende forma la scena immaginata da Bucci, uno spazio sospeso nel tempo dove i passanti diventano personaggi e le loro esistenze, spesso anonime, si trasformano in storie, visioni e frammenti di autobiografia. Seduta a un tavolino, la protagonista osserva chi entra e chi esce, lasciando che i volti incontrati diano origine a una molteplicità di racconti che si intrecciano con la sua stessa identità.
Il bar diventa così un microcosmo che riflette il mondo contemporaneo: un luogo di transito dove solitudini, desideri e memorie si incrociano per un attimo prima di dissolversi. Nella notte, tra bicchieri, conversazioni e silenzi, emergono figure che sembrano provenire da epoche e luoghi diversi. Ognuna porta con sé un frammento di esistenza che può trasformarsi in poesia, racconto o canzone.
Il lavoro si inserisce in un progetto artistico che Bucci porta avanti da anni, dedicato all’incontro tra linguaggi e all’improvvisazione come forma di creazione teatrale. In scena il racconto scivola continuamente da un registro all’altro: dalla narrazione al canto, dalla parola poetica al gesto quotidiano, dalla memoria personale all’invenzione. Il risultato è un flusso di storie in cui identità e biografie si moltiplicano, si scambiano e si reinventano.
Non a caso lo spettacolo dialoga idealmente con due grandi figure della letteratura del Novecento, Virginia Woolf e Fernando Pessoa. Dalla scrittrice inglese arriva l’ispirazione per uno sguardo sensibile e frammentato sull’esperienza umana, mentre dal poeta portoghese nasce l’idea della molteplicità dell’io, capace di abitare identità diverse e di trasformare ogni esistenza in una possibile narrazione.
Il sottotitolo Barnum evoca invece l’immagine del circo: uno spazio in cui ognuno, consapevolmente o meno, mette in scena il proprio numero. Come acrobati della vita quotidiana, i personaggi attraversano le diverse fasi dell’esistenza – dall’infanzia alla maturità, dall’amore alle disillusioni – tra improvvise cadute e inattese trasformazioni.
La musica svolge un ruolo essenziale nella costruzione di questo universo scenico. Il pianoforte di Fabrizio Puglisi non accompagna semplicemente la narrazione, ma dialoga con l’attrice in un continuo scambio creativo. Le melodie nascono dall’improvvisazione e trasformano i frammenti di vita raccontati in ballate, dando forma sonora alle emozioni e ai ricordi evocati in scena.
Tra autobiografia, invenzione e letteratura, Autobiografie di ignoti ovvero Barnum si presenta dunque come un viaggio nelle infinite possibilità dell’identità umana. In quel bar immaginario, dove ogni incontro può diventare racconto, le vite degli altri si riflettono nella nostra, ricordando quanto sia sottile il confine tra chi osserva e chi viene osservato. E quando la notte finisce e arriva l’alba, resta una domanda aperta: come continuare a immaginare il futuro, dopo aver attraversato tutte queste storie?
Roberto Puntato