Premio per la Miglior Regia al Bergamo Film Meeting 2025, arriva al cinema dall’11 dicembre con Wanted
Ambientato nella Sokcho invernale, città di mare lambita dal confine nordcoreano, Un inverno in Corea segue la storia della venticinquenne Soo-ha, giovane franco-coreana che lavora in una piccola pensione e conduce una vita apparentemente quieta, divisa tra la cucina, le piccole mansioni quotidiane e un fidanzamento che le sta lentamente scivolando di dosso. L’arrivo dell’illustratore francese Yan Kerrand incrina questo fragile equilibrio: la presenza dell’uomo risveglia in lei interrogativi sopiti e un desiderio di altrove che ha le radici nella mancanza del padre mai conosciuto.
Il film, tratto dal romanzo di Elisa Shua Dusapin, mette in scena l’incontro tra due solitudini, appartenenti a culture lontane ma unite da un’inquietudine comune. Yan, viaggiatore taciturno in cerca di ispirazione per la sua graphic novel, trova nella pensione un rifugio momentaneo. Soo-ha vede in lui un varco verso un mondo che ha sempre immaginato da lontano: una Francia che conosce nella lingua ma non nei luoghi, il mestiere artistico che non ha mai avuto il coraggio di inseguire, la promessa di una vita più ampia del perimetro familiare in cui è cresciuta.
Il legame che nasce tra i due non si concretizza mai davvero: resta fatto di minuti condivisi, sguardi che sfuggono, gesti minimi. È un rapporto attraversato da un’ambiguità emotiva che, per Soo-ha, ha un sapore quasi ancestrale: nell’attrazione per Yan si intrecciano la ricerca delle proprie origini e il bisogno di riscattarsi da un destino che sembra ripetere quello della madre, anche lei un tempo rimasta invischiata in un amore destinato a dissolversi.
La regia di Koya Kamura, al suo esordio nel lungometraggio, accompagna questa dinamica con uno sguardo delicato, più attento alle atmosfere che alla trama. Sokcho diventa una metafora dell’interiorità della protagonista: un luogo immobile, a tratti ostile, in cui però sotto la superficie si muovono tempeste emotive e desideri trattenuti. L’inverno, con la sua sospensione, rende visibile il gelo affettivo che attraversa la vita di Soo-ha.
Tra cibo e disegno, linguaggi che i personaggi usano per colmare le distanze, il film costruisce un dialogo silenzioso tra identità che faticano a incontrarsi. Le sequenze animate di Agnès Patron, brevi incursioni oniriche nello stile impressionista evocato da Yan, rivelano la parte nascosta di Soo-ha: una ragazza intrappolata tra senso del dovere, aspettative sociali e un corpo che la società coreana vorrebbe modificare secondo standard estetici rigidi.
Kamura costruisce un racconto intriso di sensibilità, capace di far emergere le zone d’ombra e i desideri taciuti dei suoi protagonisti. Ne nasce un coming-of-age intimo, sostenuto dalle interpretazioni misurate di Bella Kim e Roschdy Zem, che restituisce con delicatezza l’inquietudine degli incontri destinati a lasciare un segno.
Un inverno in Corea è, in fondo, il racconto di una formazione sentimentale fatta più di mancanze che di compimenti. L’inverno di Sokcho sembra non finire mai, ma in quella stagione immobile Soo-ha trova la forza di guardarsi, riconoscere i limiti che la imprigionano e intuire, forse per la prima volta, una possibile via d’uscita. È in quel fragile momento di consapevolezza che il film rivela la sua essenza più profonda.
Ilaria Berlingeri