Al Teatro Argentina, il giovane talento americano intreccia Beethoven e spirituals in un viaggio musicale fuori dagli schemi
Roma si prepara ad accogliere un debutto che promette di lasciare il segno. Giovedì 23 aprile, alle ore 21, il Teatro Argentina diventa il palcoscenico dell’attesissima prima romana di Randall Goosby, violinista tra i più luminosi della nuova generazione internazionale. Un’unica data italiana, inserita nella stagione dell’Accademia Filarmonica Romana, che già basta a far intuire il peso dell’evento.
Goosby non è solo un interprete di straordinaria sensibilità: è un narratore musicale. Il suo violino – un prezioso Stradivari “ex-Strauss” del 1708 – diventa voce di una ricerca personale e culturale che attraversa epoche e confini. Al suo fianco, il pianista Zhu Wang, compagno artistico di lunga data, con cui ha costruito un dialogo musicale raffinato e profondo.
Il programma della serata riflette perfettamente questa doppia anima: da un lato i grandi pilastri del repertorio europeo, come Beethoven, Debussy e Dvořák; dall’altro, una scelta coraggiosa e identitaria che guarda alla musica americana meno frequentata. Non semplice riscoperta, ma vera e propria dichiarazione d’intenti. Così accanto ai classici trovano spazio la lirica intensità di Amy Beach e le evocazioni degli spirituals rielaborati da Harry T. Burleigh, figura chiave nella costruzione di un linguaggio musicale autenticamente americano.
Classe 1996, allievo di Itzhak Perlman e formatosi alla Juilliard School, Goosby ha bruciato le tappe sin da bambino, collezionando debutti con alcune delle più prestigiose orchestre del mondo. Ma ciò che lo distingue davvero è la visione: per lui la musica non è mai solo esecuzione, ma strumento di connessione, inclusione e racconto. Lo dimostrano i suoi progetti sociali, che lo hanno portato a suonare in scuole, ospedali e contesti lontani dai circuiti tradizionali.
Il concerto romano si inserisce nella rassegna “La musica da camera dal barocco al contemporaneo”, sostenuta dalla Regione Lazio, e rappresenta molto più di una semplice tappa in tournée. È un invito all’ascolto consapevole, alla scoperta di radici e contaminazioni, alla riscrittura di un repertorio che continua a evolversi.
In un panorama spesso ancorato alla tradizione, Goosby porta una ventata d’aria nuova: elegante ma mai prevedibile, rigoroso ma profondamente umano. E Roma, per una sera, avrà il privilegio di ascoltare non solo un grande violinista, ma una voce autentica del nostro tempo.
Roberto Puntato