Oltre 70 opere a Palazzo Caffarelli per esplorare il rapporto tra Giorgio Vasari e la Città Eterna, crocevia decisivo della sua formazione artistica e intellettuale
Dal 20 marzo al 19 luglio 2026 i Musei Capitolini accendono i riflettori su Giorgio Vasari con la mostra “Vasari e Roma”, ospitata negli spazi di Palazzo Caffarelli. Un’esposizione che riunisce più di settanta opere tra dipinti, disegni e documenti per raccontare il profondo legame tra l’artista aretino e la capitale, luogo chiave per la sua crescita e affermazione.
Promossa da Roma Capitale insieme alla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la mostra è organizzata con MetaMorfosi Eventi e Zètema Progetto Cultura, con la curatela di Alessandra Baroni e il catalogo edito da Gangemi. Un progetto espositivo che si inserisce nelle celebrazioni a 450 anni dalla scomparsa di Vasari, restituendo al pubblico la complessità di una figura centrale del Cinquecento.
Roma, laboratorio di un protagonista del Rinascimento
Il percorso mette al centro i soggiorni romani di Vasari, a partire dal suo arrivo nel 1532, momento decisivo per la definizione del suo linguaggio artistico. Nella città dei papi, l’artista entra in contatto con i modelli dell’antico e con i capolavori di maestri come Raffaello Sanzio e Michelangelo Buonarroti, che influenzano profondamente la sua evoluzione.
Roma emerge così come una vera officina creativa, ma anche come spazio di relazioni e opportunità: qui Vasari si afferma non solo come pittore e architetto, ma anche come autore delle celebri “Vite”, opera destinata a cambiare per sempre il modo di raccontare la storia dell’arte.
Capolavori e prestiti internazionali
Il percorso espositivo si distingue per la ricchezza dei prestiti, provenienti da importanti istituzioni italiane e straniere. Tra le opere più significative figurano la “Resurrezione” realizzata con Raffaellino del Colle, la “Resurrezione di Cristo” e il raffinato “Ritratto di gentiluomo”.
Di particolare rilievo anche la “Natività”, conosciuta come “Notte di Camaldoli”, e l’intensa “Orazione nell’Orto”, fino all’“Annunciazione” giunta dal museo ungherese Móra Ferenc di Szeged. Una selezione che consente di seguire da vicino l’evoluzione stilistica dell’artista, dalle prime prove fino alla piena maturità manierista.
Un viaggio in quattro sezioni
La mostra si articola in quattro nuclei cronologici che ripercorrono le diverse fasi dei soggiorni romani. Dallo studio dell’antico negli anni Trenta del Cinquecento si passa alle grandi imprese decorative in Vaticano, tra cui gli interventi nella Sala Regia.
Ampio spazio è dedicato anche al ruolo dei mecenati e dei pontefici – da Paolo III a Giulio III fino a Pio V – che sostennero la carriera di Vasari, contribuendo alla sua affermazione nella scena artistica romana.
L’artista e lo storico dell’arte
Accanto alla produzione pittorica e architettonica, l’esposizione valorizza il ruolo di Vasari come intellettuale e narratore del suo tempo. Proprio a Roma, grazie ai contatti con ambienti umanistici e figure come Paolo Giovio, prende forma la prima edizione delle “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori”, pubblicata nel 1550.
Un’opera che non solo documenta un’epoca, ma contribuisce a definirne i canoni, introducendo una visione organica della storia dell’arte destinata a influenzare i secoli successivi.
Un omaggio alla “Maniera Moderna”
“Vasari e Roma” restituisce così il ritratto di un protagonista della cosiddetta Maniera Moderna, capace di muoversi tra pittura, architettura e teoria con straordinaria versatilità. Il percorso, arricchito da documenti e apparati multimediali, racconta una figura che seppe interpretare e al tempo stesso costruire il proprio tempo.
Una mostra che, più che una semplice retrospettiva, si configura come un viaggio nella Roma del Rinascimento, vista attraverso lo sguardo di uno dei suoi più acuti interpreti.
Roberto Puntato