Massimiliano Finazzer Flory dà voce all’anima più autentica del Maestro di Busseto in uno spettacolo che intreccia parole, lirica e confessioni intime
Non sarà il solito omaggio a Giuseppe Verdi. Il prossimo 29 maggio il Teatro Nazionale si trasformerà piuttosto in una sorta di salotto dell’anima, dove il grande compositore tornerà a vivere attraverso i suoi pensieri, le sue inquietudini e la sua musica. Con Verdi legge Verdi, Massimiliano Finazzer Flory firma uno spettacolo che supera il confine del concerto tradizionale e si muove tra teatro di parola, racconto biografico e immersione musicale.
Finazzer Flory non interpreta semplicemente Verdi: lo abita. Grazie ai documenti dell’Archivio Storico Ricordi, l’attore e regista costruisce un dialogo diretto con il pubblico, riportando in scena il lato più umano del compositore emiliano. Ne emerge un Verdi lontano dall’immagine monumentale dei libri di storia: ironico, severo, appassionato, profondamente moderno.
Accanto alla narrazione, la musica diventa voce parallela e necessaria. Al pianoforte Asako Watanabe accompagna il soprano Elisa Maffi in un percorso che attraversa alcune delle pagine più celebri del repertorio verdiano, creando continui intrecci tra parola e melodia. Non semplici esecuzioni, ma frammenti emotivi che illuminano episodi cruciali della vita del Maestro.
Lo spettacolo ripercorre l’intera parabola verdiana: le origini modeste, il celebre rifiuto del Conservatorio di Milano, gli studi giovanili sulla “meschina spinetta”, fino alla consacrazione internazionale. E ancora, il rapporto tormentato e fertile con Arrigo Boito, le sfide artistiche, il confronto con Wagner e la nascita di capolavori immortali come Rigoletto, Otello e Falstaff.
Ma il cuore più sorprendente di Verdi legge Verdi sta forse nella sua dimensione privata. Emergono il legame profondo con la campagna, l’amore per Shakespeare, la sensibilità civile e quella malinconia trattenuta che attraversa molte delle sue opere. Un ritratto intimo che restituisce il compositore non come icona distante, ma come uomo attraversato da dubbi, passioni e contraddizioni.
Dopo il debutto nel 2016 al Teatro Farnese di Parma, lo spettacolo ha intrapreso un lungo viaggio internazionale, toccando conservatori, teatri e istituzioni culturali in Italia e all’estero. Dall’Opera di Astana durante Expo 2017 fino alla Fondazione Bocelli di Lajatico, Verdi legge Verdi ha continuato a reinventarsi davanti a pubblici diversi, mantenendo intatta la propria forza evocativa.
Particolarmente significativa la rappresentazione alla Casa di Riposo per Musicisti Fondazione Giuseppe Verdi di Milano, il luogo voluto dal compositore per accogliere gli artisti anziani e che lui stesso considerava la sua opera più bella. Un dettaglio che racconta forse meglio di ogni altra cosa la grandezza umana di Verdi: non solo genio musicale, ma uomo capace di trasformare l’arte in responsabilità civile.
Il 29 maggio, al Teatro Nazionale, quel mondo tornerà a respirare dal vivo. E sarà molto più di uno spettacolo: un incontro ravvicinato con la voce, il carattere e i silenzi di uno dei più grandi italiani di sempre.
Roberto Puntato